20 ottobre 2018
Aggiornato 23:00

Ora è davvero guerra tra il M5s e i 'burocrati di Stato'

Nessun passo indietro. Nessun 'richiamo'. Luigi Di Maio difende Rocco Casalino: «I nostri comunicatori sono diventati un bersaglio. Ma sono i migliori»
Luigi Di Maio
Luigi Di Maio (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Luigi Di Maio non ha dubbi. La sua è una difesa a spada tratta. Rocco Casalino non si tocca. Anzi. «Qualcuno in queste ore sta facendo la morale a Casalino perché in un audio via whatsapp ha detto a due giornalisti quello che avevamo già detto pubblicamente in questi giorni e cioè che il sistema dei mandarini di Stato ci rema contro» ma «i giornalisti che oggi hanno rilanciato questa notizia come Alessandro Sallusti e Sergio Rizzo, non hanno vocali o sms dei portavoce di Renzi, Berlusconi o di Salvini, in cui si indica la linea politica o addirittura si attacca un esponente del loro stesso partito?». In un lungo post su Facebook il vicepremier del governo Conte si rivolge non solo ai cittadini e ai suoi fan, ma a tutti i parlamentari Cinquestelle in quella che è una vera e propria lettera (QUI IL TESTO INTEGRALE) Perché ora è il momento di prendere pubblicamente le difese non solo del responsabile comunicazione del Movimento, ma dell'intero governo. Perché, è il punto di partenza del suo messaggio, la 'guerra' è iniziata.

«I nostri comunicatori sono diventati un bersaglio»
«Ciò che ritengo inaccettabile è che adesso il bersaglio siano diventati i nostri dipendenti della comunicazione» il commento di Di Maio. «Chiunque vive il Movimento conosce bene l'importanza delle nostre strutture di comunicazione. Sono i migliori perché, in tutti questi anni, si sono inventati ogni giorno metodi alternativi alle tecniche tradizionali per far arrivare i nostri contenuti a milioni di italiani».

La guerra su reddito di cittadinanza
«Tra i membri del governo» ha poi spiegato il vicepremier «tutti vogliamo fare il reddito di cittadinanza, tutti vogliamo fare la flat tax, tutti vogliamo abolire la Fornero e sostituirla con quota 100» ma «c'è chi rema contro, ovvero una parte della burocrazia dei ministeri». Poi la (piccola) precisazione: «Non voglio generalizzare» aggiunge Di Maio nel post che ripropone la lettera inviata ai parlamentari Cinquestelle,« ma è chiaro ed evidente che il sistema, negli ultimi 20 anni, ha piazzato nei gangli fondamentali dello stato dei servitori dei partiti e non dello stato. E questo mi preoccupa molto».

«Siamo al bivio»
«Sono giorni importanti per il nostro Governo perché siamo ad un bivio, è il bivio davanti a cui si sono trovati tutti i governi italiani della storia. E guardate che non c'è da scegliere tra la strada del deficit o quella del rigore. Chi la pensa così sbaglia», sottolinea Di Maio. «Siamo chiamati a fare una scelta molto più importante: dobbiamo decidere se avere il coraggio di stravolgere gli schemi e superare i dogmi del passato, oppure adeguarci a quello che i parrucconi di questo Paese sostengono, nulla di quello fatto negli ultimi 20 anni».