7 dicembre 2019
Aggiornato 18:00
Sanità

«Salute S.p.A.», così gli ultimi governi hanno distrutto la sanità pubblica

Massimo Quezel, patrocinatore stragiudiziale e autore del libro «Salute S.p.A.», racconta al DiariodelWeb.it i metodi (e i motivi) dello smantellamento del sistema

Massimo Quezel, patrocinatore stragiudiziale, nel vostro libro «Salute S.p.A.» lei e l'avvocato Francesco Carraro fate i conti in tasca alla sanità pubblica. E quello che viene fuori è che, negli ultimi anni, è stata letteralmente smantellata.
I numeri sono allarmanti. Negli ultimi dieci anni i continui tagli hanno portato alla chiusura di 175 ospedali: una cosa che non si può sentire. Nel 2008 le Usl erano 642 circa, sono diventate 101. Tutto questo non porta ad un risparmio, ma ad un maggior danno: si mettono i medici in condizione di lavorare male e quindi ci si espone a risarcimenti. Che devono essere pagati, oggi sta cambiando anche quello, direttamente dalle Asl o dalle Regioni, che stanno andando in auto-assicurazione.

Tra i tagli, hanno cancellato anche la spesa per i premi delle assicurazioni.
Questo è drammatico, perché le compagnie di assicurazione da una parte scappano, sostenendo che la Rc sanitaria per loro è diventata onerosa e in perdita, ma viceversa hanno scoperto un altro grande affare. Noi parliamo di «sanità svenduta alle assicurazioni», perché è chiaro che, se qualcuno ti offre una Ferrari a diecimila euro, tu la vai a comprare. A loro interessa incassare premi vendendo prodotti assicurativi per la salute.

In pratica, lo Stato continua a tagliare, la gente però purtroppo si ammala ancora, per cui se la prestazione non la offre più la sanità pubblica bisogna pagarsela da soli, oppure attraverso una polizza assicurativa.
Perfetto. Come sappiamo tutti e leggiamo sui giornali, se si ha bisogno di una visita oncologica e la si prenota con il servizio sanitario, c'è un anno di attesa; per una ginecologica sei mesi; per una mammografia otto mesi...

Ha parlato di dati relativi agli ultimi dieci anni: è in questo periodo che si è deciso di svendere la Ferrari che avevamo in garage?
Sì, è iniziato tutto con la spending review. Dal 2000 al 2008 gli investimenti sanitari registravano un +14%, dal 2009 ad oggi dello 0,6%. Capiamo chiaramente che c'è un disegno che porta a voler smantellare un bene garantito dalla Costituzione, come la salute, per portarlo nelle mani delle compagnie assicurative. E qui si aprono scenari drammatici, perché sappiamo che chi ha patologie in atto diventa non più assicurabile, oppure se ci si assicura da sani e poi malauguratamente ci si ammala, il giorno dopo arriva la disdetta.

Stiamo andando verso il sistema americano.
Tenga presente che nel mercato americano l'intermediazione assicurativa è pari al 75%, in quello francese del 65%, in quello italiano del 12%. Ecco perché per le compagnie assicurative c'è una prateria, un mercato molto appetibile.

Ma se i nostri cittadini non sentivano la necessità di doversi assicurare, fino ad oggi, significa che evidentemente il sistema pubblico funzionava bene.
Assolutamente sì. E vorrei aggiungere che i media, i giornali, la stampa ci hanno fatto credere che la sanità fosse una schifezza. Ma invece noi ci siamo accorti, andando a scartabellare, che i dati sono diversi. Abbiamo una sanità d'eccellenza: nel 2012 l'Oms ci poneva al secondo posto mondiale, un'altra ricerca di Bloomberg al terzo, e nel 2014 sempre Bloomberg ci ha piazzati al primo posto al mondo per qualità della vita e della salute.

Stanno andando a distruggere anche una delle poche eccellenze che avevamo in Italia, insomma?
Non direi una delle poche eccellenze, secondo me il popolo italiano è uno dei migliori.

Quello che ci rovina è la nostra classe politica: se parliamo degli ultimi dieci anni significa che hanno agito i governi di centrodestra e centrosinistra alla pari.
Mi sono fatto anche questa domanda, e mi sono risposto che i governi sono manovrati dalle lobby assicurative, dalle banche e dai poteri economici.

Questa, più che essere un'attenuante nei confronti della politica, semmai è un'aggravante.
Sì, ma anche se un politico ha buone intenzioni, quando entra in un circuito del genere, in cui altri gli dicono cosa e come fare, ha le mani legate.

Proviamo a vedere il lato positivo. Se dovesse incontrare il ministro della Sanità del governo del cambiamento...
Grillo.

...esatto, non Beppe ma Giulia. Che consiglio le darebbe?
Il vecchio detto: chi più spende meno spende. Non è vero che tagliando, soprattutto sulla sanità, si risparmia. Perché i tagli si traducono in maggiori danni, inefficienze, ritardi. Pensiamo anche all'esodo dei medici: perché la Fornero ci ha fatto un meraviglioso regalo, abbassando l'età pensionabile dei primari da 75 a 70 anni e quella dei professori universitari da 70 a 65.

Sono gli unici italiani che oggi vanno in pensione prima...
Quindi ogni anno vanno in pensione 3 mila medici ma ne entrano solo 900. Ho letto qualche giorno fa un articolo, in un giornale di Padova, dove vivo: nei prossimi anni un padovano su due resterà senza medico di base. Capito di cosa stiamo parlando?

Quindi basta con questa spending review, è il momento di tornare ad investire. Ma di questo, più che la ministra Grillo, bisognerebbe convincere il ministro Tria, che non sembra molto intenzionato ad aprire i cordoni della borsa.
Assolutamente, assolutamente.