22 settembre 2018
Aggiornato 03:00

Ora è davvero guerra aperta tra Di Maio e i mezzi di informazione

L'ultimo scontro sulla «fake news», secondo il capo politico del M5s, sul reddito di cittadinanza raccontato come un «mini-sussidio» da Repubblica
Il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio
Il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - La goccia che ha fatto traboccare il vaso? «La fake news de La Repubblica, secondo la quale il Reddito di Cittadinanza sarà solo di 300 euro a 4 milioni di persone». Il vicepremier Luigi Di Maio torna a scagliarsi contro editori, giornali e giornalisti. Stavolta, però, si va verso lo scontro finale. Nel mirino gli organi di stampa dei «prenditori editori», come il Movimento ha ribattezzato gli imprenditori, diciamo così, non propriamente allineati con la forza politica di Beppe Grillo. «Non contenti hanno rilanciato nell'articolo ancora una volta la bufala delle file ai Caf il 4 marzo, una menzogna smentita in tutte le salse ma che continua a essere diffusa dai giornali dell'establishment in spregio dei cittadini del Sud raccontati come persone che vanno in giro a fare l'elemosina. Se non è razzismo poco ci manca», ha aggiunto Di Maio.

L'obiettivo: tagliare i contributi pubblici indiretti
«I giornali dei prenditori editori» ha scritto ancora il vicepremier «ormai ogni giorno inquinano il dibattito pubblico e la cosa peggiore è che lo fanno grazie anche ai soldi della collettività. In legge di bilancio porteremo il taglio dei contributi pubblici indiretti e stiamo approntando la lettera alle società partecipate di Stato per chiedere di smetterla di pagare i giornali (con investimenti pubblicitari spropositati e dal dubbio ritorno economico) per evitare che si faccia informazione sui loro affari e per pilotare le notizie in base ai loro comodi».

Nel mirino Pd e Forza Italia
Ma l'attacco di Di Maio non si ferma ai soli editori. Nel mirino anche Pd e Forza Italia «che sembrava dovessero comandare per chissà quanto tempo, oggi sono ridotti ai minimi termini e non sono in grado neppure di fare un'opposizione e si limitano a spargere falsità sul governo, usando i giornali e le tv da loro controllati. Ecco, l'odio dei media nei nostri confronti è l'elemento di continuità dal 2014 a oggi. Ma anche per loro sta arrivando il momento di dire addio ai finanziamenti pubblici indiretti e alle inserzioni milionarie delle aziende partecipate dello Stato che dettano loro la linea editoriale».

Il Pd chiama in causa i sindacati
«Fnsi e Fieg dovebbero denunciare Luigi Di Maio». Questa la 'difesa' del deputato Pd Michele Anzaldi. «Il vicepremier ha messo per iscritto un vero e proprio ricatto nei confronti della stampa, addirittura annunciando una lettera alle aziende di Stato che palesa evidenti profili di illegalità: mi auguro che la Fnsi e la Fieg valutino se non ci siano i presupposti per portare le parole di Di Maio in Tribunale. Mai si era visto» prosegue Anzaldi «un esponente di Governo minacciare ritorsioni, addirittura con ostacoli a finanziamenti e alle inserzioni pubblicitarie, per l'uscita di un articolo ritenuto sgradito. Di Maio non dice che vuole risparmiare, ma specifica chiaramente che vuole punire chi si permette di fargli le pulci: un'arroganza mai vista, neanche ai tempi di Berlusconi. Il potere sta dando alla testa a lui e a Salvini».