22 settembre 2018
Aggiornato 03:00

Pd in piazza il 29 settembre contro il «governo dell'odio». E il M5s li prende in giro

L'annuncio del segretario Martina in un'intervista a Repubblica. Il sottosegretario agli Esteri Di Stefano (M5s): «Sarà un appuntamento tra intimi»
Il segretario del Pd Maurizio Martina
Il segretario del Pd Maurizio Martina (Simone Venezia | ANSA)

ROMA - «Il popolo italiano non dimentica, e se a fine mese Martina e i suoi andranno in piazza sarà un appuntamento tra intimi, come è stato alle urne lo scorso 4 marzo». Così il 5 stelle Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, deride la mobilitazione «contro il governo dell'odio» annunciata per il 29 settembre dal segretario Pd Maurizio Martina in un'intervista a Repubblica. «Penso sia venuto il momento di chiamare ad una mobilitazione nazionale gli italiani che non si rassegnano a vedere questo Paese in preda ai seminatori di odio» ha spiegato Martina. «Milano è stato un segnale che va colto. Sarà la piazza dell'Italia che non ha paura. Non è più solo il momento di dire, ma di fare. Il Pd deve buttarsi corpo a corpo, nel Paese reale, là dove si manifestano i bisogni».

Zingaretti, il congresso e le alleanze
Il segretario commenta anche l'annuncio ufficiale della corsa di Nicola Zingaretti per la guida del partito: «Tutte le candidature, certamente anche quella di Nicola, sono un contributo fondamentale». Mentre sulla data del congresso risponde: «Il congresso dal punto di vista progettuale è aperto. A fine ottobre avremo il forum nazionale a Milano e prima diverse iniziative che arricchiranno questo lavoro». Per quanto riguarda le alleanze, «in chiave europea bisogna unire le forze, da Macron a Tsipras, su un chiaro progetto di cambiamento sociale e economico. Alle elezioni del 2019 la discriminante sarà secca: da una parte chi vuole la nuova Europa dei cittadini, dei popoli e della sovranità condivisa e dall'altra chi vuole la distruzione del progetto con il ritorno ai nazionalismi».

Delrio: «Macron non basta. Serve molto altro»
Il Pd deve essere un partito «liberale e sociale», capace di tenere insieme la lotta agli scafisti e le «motivazioni umanitarie», Emmanuel Macron è certamente un interlocutore, ma «penso ci sia bisogno di molto altro per ricostruire l'Europa». Lo dice il capogruppo Pd alla Camera Graziano Derlio in una intervista al Foglio. «Noi - spiega - vogliamo un partito popolare in cui il popolo partecipa e nel quale diritti e doveri stiano insieme. Il Pd deve essere - come una volta disse Aldo Moro a proposito della Dc - un partito al tempo stesso liberale e sociale». Delrio, sui migranti, ribadisce: «Credo che dobbiamo rivendicare un atteggiamento del fenomeno migratorio diverso da quello della destra. Ma su questo tema non esiste una discussione interna nel Pd, perché la lotta all'immigrazione clandestina è un principio fortemente condiviso dai governi Renzi e Gentiloni. Siamo convinti che si possano contrastare gli scafisti senza dimenticare le motivazioni umanitarie».

​​«Macron è solo un pezzo del progetto europeista»
Il Pd, aggiunge, deve senz'altro avere un rapporto con Emmanuel Macron, anche se non mancano i distinguo: «Macron è un pezzo di questo progetto europeista, ma penso che ci sia bisogno di molto altro per ricostruire l'Europa. Ho visto in lui i germi importanti di novità come il ministero della transizione ecologica e vedo in lui un ottimo discorso sull'Europa, ma dentro il suo partito non c'è ancora il ripensamento del modello di sviluppo capitalistico. Non c'è una riflessione su una nuova economia e finanza che invece sarebbe molto utile per costruire un nuovo movimento riformista e popolare».