2 dicembre 2020
Aggiornato 19:30
Centrosinistra

Zingaretti avverte il Pd: Macron non è di sinistra ma il politico «delle elite»

Il modello di nuovo Partito democratico al quale pensa il governatore del Lazio è ben diverso da quello «alla Macron»

ROMA - «Si riparte da un ripensamento della nostra collocazione politica. Occorre rimettere al centro la nostra ragione di esistenza: la giustizia e lo sforzo di chiudere la forbice tra chi ha e chi non ha. Ormai è superato il vecchio partito burocratico e pedagogico, ma anche l'inconsistenza attuale di un partito che ha perso il senso di una comunità». E' questo il modello di Partito democratico cui pensa Nicola Zingaretti. «Ci sono ancora tanti splendidi militanti» dice in un'intervista al quotidiano la Repubblica «ma il tono generale lo danno le correnti, i feudatari locali, la preoccupazione sui destini personali. Dobbiamo stare nelle strade e nei luoghi della vita, insieme finalmente a una presenza autonoma e forte nella Rete, dove non abbiamo mai investito. Veltroni ha detto molte parole sagge e sincere. Per riacquistare il popolo e i sogni occorre marcare una nostra autonomia politica e culturale: ci vuole una nuova agenda che tenga finalmente insieme crescita ed equità».

«Tanti nostri elettori hanno votato M5s»
Zingaretti sottolinea che «c'è ancora una parte importante di cittadini che guarda a noi. E ci sono tanti che non hanno votato o hanno votato 5 Stelle che erano nostri elettori e a certe condizioni possono essere ampiamente recuperati. Quelli che esprimono rabbia nei nostri confronti, e che non sono fanatici o pregiudizialmente nemici, pensano con qualche ragione che ci siamo chiusi troppo nella dimensione del governo, in pratiche elitarie, abbandonando la fatica di mettere le mani nel 'fango' della società. Non so cosa ne verrà fuori: la mia intenzione è comunque di affrontare con le nostre ragioni la complessità di un popolo che per certi aspetti è tornato a essere plebe subalterna».

L'immigrazione «problema reale, ma ingigantito»
L'immigrazione, ammette Zingaretti, è un «problema reale», ma «ingigantito dalla destra xenofoba di Salvini. Si deve dare una risposta duplice. Accogliere umanamente gli immigrati regolari, i profughi. Gestire con giustizia e fermezza gli irregolari, prevedendo il loro rimpatrio. Inoltre, ecco il secondo aspetto, dobbiamo fare esattamente il contrario di ciò che il governo giallo-verde sta facendo. Sostenere i servizi, risanare i quartieri più difficili, investire nelle periferie. Se facciamo una battaglia concreta e ideale alla fine la gente ci capirà. Se noi regaliamo a Salvini ciò che non è suo, rischiamo di avere, in un paese come l'Italia dove negli anni '70 la sinistra/sinistra sfiorava il 50%, un'influenza del 70% di una destra estrema, come mai nel dopoguerra si era vista in Italia. Quindi a me non interessano in alcun modo 'accordicchi' di vertice, ma parlare al popolo sì».

Macron non è la soluzione
Le forze progressiste «devono ritrovare tra di loro un ampia sintonia» aggiunge «la Ue si è piegata troppo agli interessi della Germania, alla politica di austerità, ai bassi interessi sui titoli tedeschi, all'assillo sull'inflazione che alla fine ha determinato una deflazione. Sono peggiorate le vite di una parte grande di europei. L'Europa su questo deve scegliere un indirizzo chiaro. E questo è il senso delle prossime elezioni. Ciò non esclude, a mio avviso, una alleanza politica con Macron anzi, in una parte lunga di questa legislatura europea noi abbiamo governato d'intesa con i popolari. Sulla difesa dell'Europa con Macron ci sono punti maggiori di contatto. Escludo invece di fare come Macron. La nostra storia e il nostro futuro non si può infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano, ma rappresentativo dei piani alti della società francese». Quanto a Matteo Renzi «è stato una grande speranza, ha fatto cose importanti, ha combattuto con onore e coerenza» conclude Zingaretti «tuttavia la sua stagione è finita da leader solitario del Pd».