14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

L'inchiesta contro Salvini perde già i primi pezzi

Dopo soli due giorni, sembra sul punto di cadere l'accusa di arresto illegittimo. Né dal ministro, né dal suo capo gabinetto sarebbero giunti ordini scritti
Il ministro dell'Interno e segretario della Lega Matteo Salvini
Il ministro dell'Interno e segretario della Lega Matteo Salvini (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

ROMA – Sono passati solo due giorni, ma già l'inchiesta a carico di Matteo Salvini inizia a perdere pezzi. Uno dei tre capi d'imputazione mossi al ministro dell'Interno, quello di arresto illegittimo, potrebbe infatti essere a breve archiviato dalla procura di Palermo, rivela La Stampa. Il motivo? Semplicemente, dal Viminale non è arrivato alcun ordine scritto preciso riguardo lo sbarco. Lo stesso prefetto Bruno Corda, vice capo del dipartimento per le libertà civili e l'imigrazione, ha chiarito che il capo di gabinetto del dicastero, Matteo Piantedosi, si è limitato ad esprimere un'«indicazione politica»: quella di sollecitare l'intervento dell'Unione europea che sollevasse l'Italia dalla responsabilità nella gestione dell'emergenza. Un'indicazione che avrebbe ricevuto, sempre al telefono, dal ministro che si trovava in quel momento a Pinzolo per la festa del suo partito. Insomma: nessun atto ufficiale, quindi nessuna accusa di arresto illegittimo, e il quadro accusatorio inizierebbe già a scricchiolare.

Iter lungo
Ma non è questo l'unico aspetto dell'indagine a far discutere. Di fatto manca ancora l'atto formale che ufficializza il fascicolo, tanto che lo stesso vicepremier non ha ancora provveduto a nominare un avvocato di sua fiducia. Anche quando questo atto arriverà, i tempi non si preannunciano comunque brevi: il pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, deve inviare le carte, accompagnate da una relazione, alla procura di Palermo, che avrà quindici giorni di tempo per esaminarle, prima di trasferirle a sua volta al tribunale dei ministri che si potrà prendere altri novanta giorni per decidere come muoversi.

Serenità dal ministro
Nell'attesa di ulteriori sviluppi, comunque, l'indagato Salvini fa sapere di essere sereno e fiducioso, tanto da aver già annunciato che si sottoporrà al giudizio dei magistrati senza richiedere nessun tipo di immunità: «Assolutamente no! Se il Tribunale dirà che devo essere processato – ha spiegato a Libero – andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore. Voglio proprio vedere come va a finire». Anzi, convinto com'è che si tratti di un'inchiesta politica prima ancora che giudiziaria, il leader della Lega pensa addirittura che si potrebbe rivelare un «boomerang» per la stessa procura, come ha sottolineato al Messaggero.