16 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Crisi

Vittime della crisi: le cifre della strage dei debiti e della disoccupazione

Sono 878 i suicidi per «motivazioni economiche» in Italia dal 2012 al 2017, a cui si aggiungono i 608 solo tentati. La maggior parte sono piccoli imprenditori

Un cartello che ricorda i nomi delle persone che dall'inizio del 2012 si sono suicidate a causa della crisi
Un cartello che ricorda i nomi delle persone che dall'inizio del 2012 si sono suicidate a causa della crisi ( ANSA )

ROMA – C'è un numero che, più di ogni altro, svela il vero costo umano della crisi che ha colpito l'Italia in questi ultimi anni. È 878: il drammatico numero dei suicidi per «motivazioni economiche» registrati nel nostro Paese dal 2012 al 2017. E, se già questa cifra ci sembra enorme, l'autentica tragedia si nasconde dietro ad un altro dettaglio: il fatto che questa lista di morte poteva essere ancora più lunga, in quanto altre 608 persone hanno solo tentato di togliersi la vita, per fortuna senza riuscirci. Questa è la fotografia a tinte fosche dell'ultimo quinquennio italiano, così come è stata diffusa dal laboratorio di ricerca sociale della Link campus university di Roma.

Gli ultimi casi
Se già le fredde statistiche fanno rabbrividire da sole, ancor più inquietante è la consapevolezza che sotto ogni numero si nasconde una vicenda, strettamente personale, di disperazione, di oscurità, di depressione, che meriterebbe di essere rispettata e raccontata. Ci limitiamo ad elencare le ultime due di questo elenco che non trova fine: entrambi i gesti estremi sono avvenuti questa settimana, entrambi in Piemonte (un industriale 57enne del settore delle demolizioni di Rivoli e un artigiano di Pinerolo), entrambi schiacciati dai debiti e dalla burocrazia, rimasti senza speranza e senza prospettive per mancanza di lavoro e di commesse. Il primo si è gettato dalla finestra del suo capannone, il secondo si è sparato un colpo in testa nella sua officina, dopo aver lasciato un foglietto per la moglie dal contenuto inequivocabile: «Così non posso più andare avanti».

I soggetti più esposti
Le vittime della crisi economica, infatti, sono disoccupati, impiegati, ma non a caso sono soprattutto (nel 42% dei casi) lavoratori autonomi, liberi professionisti, partite Iva. Proprio quei piccoli o medi imprenditori, soprattutto del nord-est produttivo (nel Veneto e dintorni si sono registrati addirittura il 25% di tutti i suicidi), che la retorica della politica continua a definire, come in un ritornello divenuto ormai privo di senso, la locomotiva dell'Italia, la spina dorsale del Paese. Peccato che poi, nei fatti, non si sia dimostrata capace di andare oltre gli sterili conti del bilancio pubblico, per proteggerli con azioni concrete e decise. Al contrario, lo Stato li ha addirittura lasciati soli: con le terribili conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, e che incidono nella carne viva degli italiani più dei dati di qualunque economista.