12 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Che fine farà l'Ilva: gara annullata, accordo sui licenziamenti o fallimento?

Ancora tutto fermo nella trattativa. Di Maio chiede un parere sulla regolarità del bando, i sindacati pretendono più assunzioni, ma i soldi stanno finendo
Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, lascia il Mise al termine dell'incontro sull'Ilva con ArcelorMittal e i sindacati
Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, lascia il Mise al termine dell'incontro sull'Ilva con ArcelorMittal e i sindacati (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA – Resta ancora appeso a un filo il caso Ilva: l'assegnazione, infatti, potrebbe ancora essere annullata per via delle perplessità sulla regolarità della gara sollevate dall'autorità anticorruzione. Lo stesso vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato che, tra oggi e domani, chiederà un parere all'Avvocatura dello Stato in merito all'eventuale annullamento, le cui risposte conta di avere entro una settimana. «Domani mattina o al massimo domani pomeriggio invieremo all'Avvocatura dello Stato la richiesta di parere per quanto riguarda l'annullamento in autotutela della gara», ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa, precisando però anche che anche se l'Avvocatura individuasse irregolarità nella gara non è detto che questa possa essere annullata perché, essendoci un contratto già firmato, devono emergere «motivi di interesse generale». Il parere, ha aggiunto, «auspico che arrivi entro Ferragosto ma sta all'Avvocatura. In ogni caso la procedura del Ministero finisce il 24 agosto e entro quella data dobbiamo dare una risposta». Il ministro dello Sviluppo economico, dal canto suo, non sembra disposto a cedere in questo braccio di ferro: «Io non mollo l'Ilva a chiunque – ha poi aggiunto a Radio24 – Ora pende la spada di Damocle della gara. Ma su questo deve rispondere l'Avvocatura È il più grande stabilimento siderurgico d'Europa che un anno fa si decise di affidare a un privato ho chiesto: ma è tutto in regola? La gara lo è? L'Anticorruzione ci ha detto no. Si era dato maggior punteggio all'offerta economica invece che a quella ambientale e occupazionale. Morale: ora sto mettendo intorno a un tavolo sindacati e azienda, ma non vanno d'accordo perché bisogna smetterla con l'idea che servono solo i soldi. Mi si chiede di risolvere in tre mesi una cosa abbandonata da 20 anni».

Nulla di fatto
Ieri, intanto, l'ennesimo vertice al ministero si è risolto con l'ennesima fumata nera. Il gruppo indiano ArcelorMittal, che ha ricevuto l'assegnazione dell'industria siderurgica di Taranto, propone 10 mila assunti in amministrazione straordinaria, mentre i sindacati vorrebbero alzare questo numero a 14 mila circa. «Devo registrare che da parte di Mittal sul piano occupazionale non ci sono dei passi in avanti» e «io ho sempre detto che quel piano occupazionale non è soddisfacente», ha aggiunto Di Maio dopo il summit. «I sindacati ci hanno detto che oggi non ci sono le condizioni per far ripartire il tavolo, se ArcelorMittal non si sposta dai numeri che aveva contrattato col ministro Calenda che mandano in mezzo ad una strada oltre 3 mila persone. Questo è stato un primo tentativo di ripartenza – ha rilevato – ma è chiaro ed evidente che quel piano occupazionale non può assolutamente soddisfare le nostre esigenze». Il ministro ha auspicato «che ci siano i presupposti per poter riconvocare questa settimana sindacati e azienda per favorire il dialogo. Ma sia chiara una cosa. Io non convoco di nuovo il tavolo se non ci sono dei segnali, anche direttamente mandati al ministro, di un'offerta migliorativa sul piano occupazionale. Non ha senso rivederci per ridirci che c'è un contratto con 10 mila persone che verranno assunte ma delle altre se ne deve far carico lo Stato. Non si fa così, non funziona così», ha concluso.

Lavoratori contro l'azienda
I sindacati, dal canto loro, ribadiscono la loro contrarietà: «Al momento né ArcelorMittal ha cambiato posizione sul piano occupazionale, né il governo ha portato novità – dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom – Se il governo convoca nei prossimi giorni saremo presenti, ma senza un cambiamento delle posizioni dell'azienda su occupazione e diritti per le lavoratrici e i lavoratori, il tavolo non farà nessun passo avanti. Il governo è uno dei firmatari del contratto di aggiudicazione, e quindi deve assumersi le proprie responsabilità. Attualmente – ricorda Re David – sono impiegati nei diversi stabilimenti 13.522 dipendenti, di cui 2.367 in cassa integrazione, come dichiarato dai commissari all'audizione al Senato. È inaccettabile che a fronte di un raddoppiamento della produzione con l'obiettivo entro il 2023 di 10 milioni di tonnellate di acciaio, di cui 8 milioni di tonnellate prodotte a Taranto, non si preveda la collocazione di tutti i 14 mila lavoratori. Per la Fiom, inoltre, vanno garantire le migliori condizioni per l'ambiente e per la salute dei cittadini di Taranto e va rispettato l'accordo di programma di Genova». ArcelorMittal risponde che «l'incontro al Mise ha consentito la ripresa del dialogo tra la società, le organizzazioni sindacali e i ministeri interessati. Per questo lo riteniamo positivo. L'impegno è di dedicare i prossimi giorni all'approfondimento delle rispettive posizioni, alla verifica di questioni tecniche e legali e alla definizione di successive ipotesi di lavoro in modo da potersi incontrare nuovamente a breve su basi più efficaci». Ma il tempo, purtroppo, stringe sempre più. A settembre la validità del contratto con ArcelorMittal scadrà. E a quel punto finiranno anche i soldi: secondo i tre commissari, per arrivare a dicembre bisognerà tirar fuori altri 132 milioni.