11 dicembre 2018
Aggiornato 02:00

Immigrazione, sindaci e amministratori locali sfidano Salvini

Dal presidente del Lazio Zingaretti ai primi cittadini di Milano Sala, di Napoli De Magistris e di Parma Pizzarotti: duecento firme al manifesto per l'inclusione
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA – È stato lanciato oggi il manifesto degli amministratori locali «Inclusione per una società aperta», pensato e diffuso dai capigruppo regionali del Lazio Alessandro Capriccioli, Marta Bonafoni, Paolo Ciani, Mauro Buschini e Daniele Ognibene, e rivolto a tutti gli amministratori locali d'Italia che abbiano a cuore la tematica dell'immigrazione e vogliano rifiutare, con azioni concrete, la narrazione distorta che parla di invasione, sostituzione etnica e difesa dei confini. «In Italia viviamo una situazione senza precedenti – dichiara Alessandro Capriccioli, capogruppo di +Europa Radicali – Attraverso una strategia quasi scientifica è stato imposto un racconto sull'immigrazione che alimenta l'odio e lo sfrutta per ottenere consensi. Questo manifesto si rivolge agli amministratori locali che affrontano sul campo il tema dell'immigrazione con risultati virtuosi che spesso smentiscono quel racconto, ed è uno strumento per formare una rete istituzionale che potrà diventare un interlocutore autorevole e credibile in primo luogo di questo governo, dettando indicazioni, strategie e proposte».

C'è il Partito democratico
«Noi conosciamo una realtà – spiega Paolo Ciani, capogruppo Centro Solidale – fatta di un popolo variegato che vive tra noi in pienamente integrato, che contribuisce alla nostra vita e fa parte del tessuto sociale, nelle scuole, nelle fabbriche, nei campi, nelle case. Che non fa notizia, che nessuno racconta. Noi vogliamo, partendo dagli amministratori locali che conoscono la realtà ancor prima della narrazione, costruire una rete di amministratori che ragionano e vedono il fenomeno dell'immigrazione in maniera diversa. Questa narrazione distorta sta portando a un imbarbarimento della nostra società. Gli episodi di questi giorni rappresentano solo la punta dell'iceberg di un atteggiamento diffuso: sappiamo tutti che esistono degli istinti bassi che appartengono a tutti gli esseri umani e che, se trovano una loro legittimazione nelle istituzioni, diventano un problema. Quando si parla di esseri umani come parassiti si raggiunge un livello molto pericoloso. Noi vogliamo agire sul presente perché lo vogliamo diverso, e riteniamo significativo che la prima adesione sia stata quella del presidente Zingaretti». Aggiunge Marietta Tidei, consigliera regionale del Pd: «I numeri della presunta invasione raccontano storie di sofferenza di quel 2% di cittadini che parte dall'Africa e arriva qua. Oggi viene raccontato solo il brutto dell'immigrazione, ma noi siamo qui per dire che c'è anche molto che ha funzionato: il programma Sprar è un esempio virtuoso. Vogliamo attivare una rete di amministratori locali che ogni giorno hanno a che fare con l'immigrazione e che servirà innanzitutto per riportare nel dibattito politico il concetto di accoglienza positiva, di gente che sa costruirsi una vita. Dobbiamo dire che per il nostro paese l'immigrazione costituisce una ricchezza e dovremmo ricordare a tutti che la fame non è una colpa e le persone che sono qui rappresentano un valore inestimabile».

Gli uomini di Zingaretti
«Noi abbiamo una responsabilità e abbiamo intenzione di esercitarla fino in fondo – conclude Marta Bonafoni, capogruppo della Lista civica Zingaretti – Ci sono due pallottolieri che dobbiamo considerare: il primo, drammatico, è quello che oggi parla di tre aggressioni di stampo razzista nel giro di poche ore, quella denunciata da don Biancalani contro i ragazzi della sua comunità, quella ai danni di un ambulante a Napoli e in ultimo il lancio di bombe carta contro i rom sfollati del Camping River. Tre fatti drammatici che si inseriscono nella scia dei 33 episodi di razzismo da quando si è insediato il governo Salvini-Di Maio. Noi oggi siamo qua per un altro pallottoliere che vogliamo nutrire: aggiornare un file che abbiamo aperto due giorni fa e che oggi, nel momento in cui annunciamo l'appello, conta già quasi 200 adesioni. La prima firma è del presidente, ma insieme a lui ci sono 200 amministratori locali in tutta Italia che stanno dicendo: noi vogliamo esserci. Tra loro Beppe Sala, sindaco di Milano, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e numerosi assessori e consiglieri regionali, sindaci, presidenti di municipi e consiglieri comunali e municipali, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia. Quello che conta è la quantità e la pronta risposta che stiamo avendo: la distribuzione geografica ci dice che c'è un'altra Italia, che con questo appello diventa una rete istituzionale che si pone come interlocutrice del governo».

Si unisce anche Pizzarotti
Anche Italia in Comune, il partito dei sindaci fondato il 3 dicembre scorso da Federico Pizzarotti e Alessio Pascucci, ha sottoscritto il manifesto: «Il clima di intolleranza che nelle ultime ore ha portato al ripetersi di casi di grave violenza rischia di creare nelle nostre città situazioni di esasperazione e tensione che il Paese non può permettersi – affermano in una nota congiunta Pascucci e Pizzarotti – Gli interventi spot messi in atto dal ministro Salvini sul fronte immigrati e sgomberi hanno portato l'unico risultato di qualche selfie autocelebrativo, a fronte di una delle più grandi emergenze del Paese che è l'assenza di politiche di edilizia popolare. Quando si fa uno sgombero spetta poi ai Sindaci proporre una soluzione abitativa adeguata alle famiglie ma senza i sussidi del governo questo piano finisce soltanto per creare altre sacche di degrado nelle città. In un Paese in cui i diritti civili sono un optional per molti, in cui il Sud arranca e le imprese chiudono per trasferire sede e soldi all'estero, aspettiamo invece che il governo Conte ci faccia conoscere l'agenda politica per i prossimi mesi. Un'agenda che non può parlare solo di migranti ma che deve partire dai territori, cominciando dal restituire i 40 miliardi di tagli agli enti locali che stanno strozzando i piccoli Comuni, impedendo l'erogazione dei servizi basilari per i cittadini».