13 novembre 2018
Aggiornato 07:30

Il ministro cancella le domeniche gratis nei musei (e Renzi protesta)

Secondo l'ex premier «il governo aziona la ruspa contro la cultura». Ma Bonisoli spiega: «Gli ingressi gratuiti possono aumentare, ma in modo intelligente»
Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli alla Biblioteca Nazionale di Napoli
Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli alla Biblioteca Nazionale di Napoli (ANSA/CIRO FUSCO)

NAPOLI«Dopo l'estate elimineremo le domeniche gratuite nei musei». Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, nel corso della sua visita alla Biblioteca Nazionale di Napoli, dove ha presentato le epistole leopardiane appena acquisite. «Le domeniche gratis andavano bene come lancio pubblicitario, ma se continuiamo così, a mio avviso andiamo in una direzione che non piace a nessuno», ha detto Bonisoli. Una dichiarazione accolta dalle critiche, specialmente sul fronte del Pd, che ha difeso la misura voluta dal precedente ministro Dario Franceschini. Scrive su Twitter Matteo Renzi: «Stamani hanno cancellato il progetto 'Casa Italia' di Renzo Piano e poi hanno annunciato: 'Stop alle domeniche gratis al Museo'. Hanno azionato la ruspa contro la cultura. E pur di andare contro il governo dei mille giorni, fanno un dispetto agli italiani, non a noi». E il segretario Maurizio Martina: «Il ministro della cultura vuole abolire le domeniche gratuite al museo. Solo nel 2017 più di 3,5 milioni di persone hanno potuto visitare gratis il nostro patrimonio artistico e culturale. Vogliono le bellezze d'Italia solo per pochi e non come bene pubblico. È già pronto lo slogan: meno cultura per tutti».

Rivedere le gratuità
Ma è lo stesso Bonisoli a spiegare le ragioni della sua decisione: «Sono molto stupito dal livello di distrazione dei tanti deputati e senatori che hanno potuto ascoltare l'intenzione di cambiare le politiche di accesso gratuito nei musei dalla mia viva voce, quando ho illustrato alle commissioni cultura le linee programmatiche del mio mandato. Forse si tratta di un segno dei tempi: nessuna reazione allora quando ci siamo confrontati di persona, un profluvio di voci critiche oggi di fronte a un semplice annuncio. Io sono abituato a sentire le diverse opinioni e poi a dire quello che penso. Ho ascoltato i direttori esprimersi riguardo le domeniche gratuite, registrando un'opinione unanime sulla necessità di superarle. Per questo motivo ci stiamo orientando nella decisione di andare oltre le domeniche gratuite, che di fatto verranno abolite. I direttori avranno maggiore libertà di decidere dove e quando introdurre delle gratuità e ciò potrebbe avvenire in maggior misura di quanto successo in passato, ma in modo intelligente. Le domeniche gratuite non tengono conto né della stagionalità, né dell'afflusso nelle diverse aree geografiche. Un sistema che tratta allo stesso modo situazioni differenti e che è stato criticato dagli stessi direttori dei musei».

Polemica strumentale
A difendere la scelta del ministro anche i parlamentari del Movimento 5 stelle della commissione Cultura di Camera e Senato: «Le domeniche gratuite concentrando un'enorme affluenza di pubblico in poche ore hanno posto pesanti criticità fin dal principio, sia per il pubblico che per le opere: qualità della fruizione bassissima, messa a rischio dei beni musealizzati, alterazione degli standard ambientali, solo per citarne alcune. A riconoscerlo sono stati gli stessi addetti ai lavori. Il superamento dell'iniziativa, annunciato dal ministro Bonisoli già in sede di audizione in Commissione, significa farsi carico delle criticità e individuare soluzioni più efficaci e razionali concordate insieme ai direttori delle strutture. Il metodo dell'ascolto e della partecipazione viene confermato. Dunque strumentali e sterili – aggiungono – appaiono le polemiche seguite all'annuncio del ministro da parte dei 'guardiani della democrazia culturale'. Sarebbe utile piuttosto aprire una discussione seria e onesta sulla riforma dei beni culturali voluta da Franceschini a quattro anni dal suo avvio, per cominciare a ragionare su cosa ha senso portare avanti e cosa no».