4 dicembre 2020
Aggiornato 05:00
Politica

Martina esordisce attaccando il governo: «Sui migranti non ha fatto nulla»

Il suo primo intervento in direzione, il neo-segretario del Pd lo dedica a contrastare l'esecutivo Conte, sia sull'immigrazione che sul decreto dignità

ROMA – Inizia con un po' di ritardo rispetto alle 16 previste nella convocazione la prima direzione della segreteria Martina. Assenti Matteo Renzi, Dario Franceschini, Michele Emiliano e Nicola Zingaretti, presenti in sala invece Paolo Gentiloni, Andrea Orlando, Piero Fassino. Tra i temi che dominano la discussione c'è il dl dignità, su cui si riunirà anche il gruppo Pd della Camera domani. Della questione si è parlato anche nella segreteria che si è riunita questa mattina. Maurizio Martina apre la direzione Pd con gli auguri al capo dello Stato Sergio Mattarella. «Auguro buon compleanno al presidente Mattarella e lo ringrazio per il lavoro che fa per il nostro Paese. Esprimo un messaggio di fiducia e di massima attenzione alle prerogative che fa per l'Italia». Il Pd esprime anche «solidarietà» alla famiglia dell'ex amministratore delegato di Fca: «Esprimo la nostra solidarietà e vicinanza alla famiglia di Sergio Marchionne in questo difficile momento». Ma il vero centro dei lavori sono gli attacchi al governo Conte. Che non ha ottenuto risultati sull'immigrazione, la politica dell'esecutivo «mina l'interesse nazionale – ha detto Martina nel suo intervento – L'Italia con il governo Conte non ha ottenuto nessun miglioramento in queste settimane nella gestione dei flussi migratori. Anzi c'è una pericolosa regressione dell'Italia nel contesto europeo». Ha aggiunto Martina: «Non c'è un nuovo protagonismo italiano utile, quello che è accaduto fin qui è solo propaganda. Le morti in mare aumentano e criminalizzare le ong ha solo complicato la situazione. Dobbiamo dirlo chiaramente: la politica di questo governo mina soltanto l'interesse nazionale».

Non dignità, ma disoccupazione
Il segretario dem affonda anche sul cosiddetto decreto dignità, definito un «decreto disoccupazione» verso il quale il Pd ha una posizione di «critica radicale al testo». «Stiamo affrontando un passaggio non facile di attività parlamentare e istituzionale – spiega – e siamo alle prese con passaggi molto importanti per provare a disegnare fino in fondo il nostro ruolo di opposizione. Siamo di fronte ad un 'decreto disoccupazione', un 'decreto precarietà'. La nostra è una critica radicale al testo. Un intervento che rischia di complicare la vita al Paese, a migliaia di famiglie e imprese. Siamo di fronte a scelte che non hanno nulla a che vedere con interventi di accompagnamento alla stabilizzazione». Il Pd, ha detto Martina, è pronto a confrontarsi con il governo sul tema della precarietà, se davvero c'è la volontà di affrontare la questione. «Noi vogliamo sfidare la maggioranza su alcuni punti particolari – ha spiegato – Il taglio permanente del costo del lavoro a tempo indeterminato è il vero tema. Se sono intenzionati a tagliare il costo del lavoro stabile, noi ci siamo. Discutiamo di come coprire questo intervento». Ha aggiunto Martina: «Vogliono davvero la logica delle tutele crescenti? Discutiamone, in particolare con misure che possano dare più forza al lavoratore. Vogliono innovare il mercato del lavoro, introducendo il salario minimo per chi non è coperto dalla contrattazione nazionale? Se davvero lo vogliono possiamo discutere insieme, collaborando con le sigle sindacali. Ma non cantatevela e suonatevela da soli che è solo un rischio pericoloso». Luigi Di Maio, infatti, dovrebbe smetterla con i «monologhi» sul dl dignità e accettare di vedere «i limiti» del suo decreto: «Ribadiamo da qui la sfida a questo governo sulle politiche per la lotta alla precarietà. Hanno annunciato rivoluzioni e creano danni incalcolabili. C'è una distanza siderale tra la propaganda utilizzata da Di Maio nel raccontare questo decreto e gli effetti che questo rischia di generare. Voglio lanciare la sfida a Di Maio: esci dai tuoi monologhi. Prova a misurarti con i limiti che stanno dentro l'impostazione di questo decreto. Si capirà e c'è un disegno complessivo di proposta che viene dal l'opposizione che è molto più utile per il Paese».

Stop all'emendamento sugli indennizzi
Arriva però anche l'autocritica sull'emendamento, presentato proprio dal Pd al decreto dignità, che dice no all'aumento degli indennizzi per chi è licenziato ingiustamente: è un «problema», è vero che fa parte di un pacchetto di modifiche che punta a una riorganizzazione generale, ma non si può negare che la vicenda sia stata gestita male e ora «bisogna capire come la risolviamo». Durante la riunione, raccontano, Gianni Cuperlo avrebbe criticato duramente e nel merito il decreto, chiedendo che il Pd ritiri l'emendamento sulle indennità. Posizione poi rilanciata anche da Cesare Damiano durante la direzione. Martina, spiegano, avrebbe innanzitutto cercato di ricostruire tutta la vicenda, insieme alla responsabile Lavoro Chiara Gribaudo e agli altri esponenti della segreteria con competenze economiche. Quindi, il segretario avrebbe ammesso che il problema esiste e avrebbe invitato a trovare una soluzione, in vista del gruppo parlamentare che si riunirà domani. Resta il fatto che il segretario ha di fatto bocciato l'iniziativa che ha creato un problema di comunicazione, facendo passare il messaggio che il Pd sarebbe contrario all'indennizzo per chi è licenziato ingiustamente. Maurizio Martina lavorerà dunque con i capigruppo Pd per «superare» l'emendamento: il segretario, al tempo stesso, ha chiesto alle minoranze di ritirare l'ordine del giorno presentato sull'argomento. L'orientamento, spiegano, è quello di presentare una sorta di maxi-emendamento riepilogativo di tutte le richieste di modifica del Pd, centrato sulla necessità di ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato. L'emendamento incriminato verrebbe quindi assorbito in questo maxi-emendamento.