16 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

Un Piano Marshall per l'Africa: così Salvini vuole cambiare l'Italia, e l'Europa

In una lunga intervista al Washington Post, il ministro dell'Interno parla del suo piano contro l'immigrazione senza freni. E su Putin...

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - Sull’emergenza sbarchi «l’obiettivo finale non è quello di distribuire i migranti tra i vari Paesi europei, ma di evitare che arrivino in Europa. Dobbiamo intervenire in Africa con un piano Marshall, per migliorare le condizioni di vita nei loro paesi d’origine». Lo afferma il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in un’intervista al Washington Post. Il leader della Lega sottolinea come l’Europa stia «investendo in Africa» ma «se 6 miliardi di euro vanno alla Turchia (per arginare i flussi migratori, ndr) e solo 500 milioni di euro ai Paesi africani, la nostra battaglia deve diventare quella di aumentare i fondi destinati all’Africa». L’immigrazione resta un punto nodale della sua visione politica, ma lungi da lui l'idea di mettere da parte il premier Conte, soprattutto mediaticamente. «Siamo in sintonia con premier Conte, usiamo solo toni differenti». E sullo scontro politico nato dal caso della nave della Guardia Costiera Diciotti, bloccata per ore nel porto di Trapani con 67 migranti a bordo, Salvini minimizza: «Solo una lieve divergenza con Conte sulle tempistiche dello sbarco». Ma la stabilità di Palazzo Chigi non è a rischio, assicura Salvini: «Fin quando il M5S rispetta le regole del governo, non c’è pericolo. Non faccio il mio lavoro di ministro guardando i sondaggi». 

"Mai preso un rublo da Putin"
Sul rapporto con la Russia, Salvini ribadisce che «non abbiamo mai ricevuto un euro, un rublo, un dollaro» dal partito di Putin. «Avevamo invece firmato un accordo politico con Russia Unita», spiega, «che prevedeva una collaborazione tra i movimenti giovanili dei nostri partiti». E in occasione del suo recente incontro con il ministro dell’interno russo, Vladimir Kolokoltse, è stato stretto «un accordo per creare un database di informazioni comune, proprio come abbiamo fatto con Israele». Con Kolokoltse si è parlato anche di lotta al terrorismo e dei foreign fighters che rientrano dalla Siria e dal Medio Oriente: «I nostri servizi segreti dicono che migliaia di foreign fighters sono già tornati in Europa, alcuni dei quali in Italia. Ogni giorno firmo ordini di espulsione per persone che sono collegate al terrorismo islamico». E ancora, sull’annessione della Crimea, dice, è stata fatta dopo il referendum con cui la popolazione della penisola è stata consultata sulla riunificazione con la Russia e «il 90% ha votato a favore». Un quadro a suo avviso più legale di quello che si è creato in Ucraina con «una pseudo-rivoluzione finanziata da potenze straniere». Infine, qualche battuta su lavoro e Trump: "Non dobbiamo portare migranti per compiere i lavori che noi non accettiamo di fare, ma aumentare i salari minimi»). 

La promessa: riformare l'Ue dall'interno
Quanto all’euro, argomenta Salvini nella lunga intervista, «penso ancora che sia un esperimento sbagliato, dobbiamo migliorarlo, ma sulla necessità di uscirne chi non ha mai cambiato idea?». Quindi «vogliamo lavorare per cambiare l’Europa dall’interno e non per uscirne. Vogliamo cambiare la sua economia, la sua politica, la fiscalità e le politiche agricole. Ad esempio, cambierei immediatamente la direttiva sulle banche. Dal canto nostro, stiamo facendo di tutto per rispettare il limite del 3% del rapporto deficit/Pil, anche se il limite del 3% non è inciso nella pietra», sottolinea Salvini. Per questo, sostiene ancora, «le prossime elezioni europee saranno fondamentali. Voglio mettere insieme quei partiti populisti che costituiranno la maggioranza in seno al Parlamento europeo». «Essere populista è un complimento per me, perché portiamo una visione di una Europa diversa, dove ogni Paese dovrebbe essere libero di decidere la propria politica economica». Salvini conferma che vuole lavorare per cambiare l’Europa dall’interno e non per uscirne. "Vogliamo cambiare la sua economia, la sua politica, la fiscalità e le politiche agricole".