14 novembre 2018
Aggiornato 16:00

L'asse Mattarella-Conte (con Di Maio) prova a mettere nell'angolo Salvini, che reagisce

Una scossa di assestamento nella maggioranza di governo, fino a ieri egemonizzata dal ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini
Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Sergio Mattarella e Giuseppe Conte
Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Sergio Mattarella e Giuseppe Conte (ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE/ PAOLO GIANDOTTI)

ROMA - Il caso della nave Diciotti, con la telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Giuseppe Conte per sbloccare la situazione, sembra provocare una scossa di assestamento nella maggioranza di governo, fino a ieri egemonizzata dal ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini. E il leader leghista prova a reagire, alzando di nuovo i toni sulla vicenda del barcone con a bordo 450 migranti che dopo aver lasciato le acque maltesi è diretto verso l’Italia, nonostante lo stop posto dal nostro governo. Ieri sera l’asse Conte-Mattarella, con il sostegno di Luigi Di Maio, ha messo per la prima volta in difficoltà il leader leghista, che oggi cerca di riguadagnare terreno. Da un lato, per smorzare le tensioni, assicura che il presidente della Repubblica «non si è mai intromesso». Dall’altro contrattacca, «io non mollo», cogliendo subito l’occasione di «un barcone con 450 clandestini a bordo è da questa mattina in acque di competenza di Malta, che si è fatta carico di intervenire. A distanza di ore, però, nessuno si è mosso e il barcone ha ripreso a navigare in direzione Italia. Sappiano Malta, gli scafisti e i buonisti di tutta Italia e di tutto il mondo che questo barcone in un porto italiano non può e non deve arrivare. Abbiamo già dato, ci siamo capiti?» ha twittato.

Cambierà qualcosa?
Parole certo non nuove per l’inquilino del Viminale, che però sembra reagire con particolare veemenza allo ‘schiaffo’ subito ieri. Tra i leghisti c’è la consegna del silenzio, ma il messaggio che viene fatto filtrare è che per gli equilibri interni alla maggioranza e al governo «non cambia niente». Ma certo un po' di nervosismo c’è e allora il nuovo caso dà fiato al leader leghista, che stavolta ottiene l’appoggio dei colleghi alle Infrastrutture Danilo Toninelli e agli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Il primo conferma che «per la legge del mare è Malta che deve inviare proprie navi e aprire il porto», il secondo chiede che le autorità maltesi «ottemperino con la massima urgenza alle proprie responsabilità in materia Sar» definendo «essenziale che il porto di sbarco sia identificato sul territorio maltese». Salvini cerca quindi la rivincita, consapevole della forza che un asse tra Mattarella e Conte, con il sostegno di Luigi Di Maio, potrebbe avere per un riequilibrio di poteri all’interno del governo giallo-verde.

In cerca di nuovi equilibri
Conte, additato da molti sostenitori leghisti come "traditore", ieri dopo la telefonata di Mattarella aveva sentito Salvini ma oggi non è tornato sull’argomento. Ma certo sul caso della Diciotti si è schierato apertamente con il Capo dello Stato. Così come ha fatto il ministro dello Sviluppo economico: «Se Salvini abbia esagerato o meno non me ne frega niente, la cosa importante è che con l’intervento del presidente della Repubblica si sia sbloccata la situazione», ha detto, offrendo il suo appoggio all’inquilino del Quirinale. Consapevole, anche, che da un buon rapporto con Mattarella può arrivare un sostegno alla linea politica pentastellata, fino a ora penalizzata dalla sovraesposizione del ministro dell’Interno. E in questo senso è anche importante la firma che ieri il presidente della Repubblica ha messo al decreto dignità, cavallo di battaglia di Di Maio, per quanto posto sotto attacco da tutte le opposizioni e vissuto con qualche mal di pancia anche dai leghisti. E chissà se il braccio di ferro interno tra le due componenti della maggioranza non trovi adesso, nelle aule parlamentari, il luogo in cui sfogarsi, nell’iter di conversione del decreto.