9 dicembre 2019
Aggiornato 13:30

Nessuna spaccatura tra Lega e M5s: governo unito anche sul decreto dignità

Salvini e Casaleggio, a distanza, mettono a tacere le voci che vogliono un esecutivo diviso sul provvedimento presentato da Di Maio e dal premier Conte

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte a Palazzo Chigi presentano il decreto dignità
Luigi Di Maio e Giuseppe Conte a Palazzo Chigi presentano il decreto dignità ANSA

ROMA - «Finalmente il nostro governo punirà gli 'imprenditori' furbetti e le multinazionali straniere che prendono per poco aziende italiane, e incassano soldi pubblici, e poi licenziano i nostri operai per assumere all'estero. Dalle parole ai fatti!». Su Twitter il ministro dell'Interno Matteo Salvini 'benedice' così il decreto dignità del suo collega Luigi Di Maio. Parole che accompagnate a quelle di Davide Casaleggio, presidente della Casaleggio Associati e della associazione Rousseau, - «il decreto dignità è sicuramente molto importante» - dimostrano come il governo sia (ancora) compatto. E poco importa se sulle tematiche economiche sia più forte l'impronta 5 stelle e su quelle securitarie quella leghista. «Siamo due forze politiche diverse che hanno sottoscritto un contratto, noi rispettiamo i contratti. Il risultato complessivo è stato votato dai ministri della Lega» ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, a proposito della valutazione della Lega sul dl dignità. 

«Anche gli imprenditori non devono preoccuparsi»
Rassicurati gli alleati di governo, il duo Di Maio - Conte che ha presentato in conferenza stampa il decreto ha provato a fare lo stesso con gli imprenditori: «Il governo non è in contrasto con l'attività imprenditoriale» ha spiegato il premier, «anzi adotteremo anche misure per incentivare le attività imprenditoriali, vogliamo una sana alleanza con il mondo del lavoro e imprenditoriale ma vogliamo contrastare iniziative che possano apparire ingiustificate perchè si basano su aiuti e benefici per determinate attività». Non a caso «misure significative - ha ricordato - sono state anche adottate per contrastare la delocalizzazione delle attività imprenditoriali e salvaguardare i livelli occupazionali soprattutto in casi in cui un imprenditore usufruisce di benefici di Stato e poi prima di un minimo tempo, che abbiamo stabilito in cinque anni, ne approfitta per spostare all'estero l'attività produittiva».

Sarà guerra solo agli 'imprenditori prenditori'
«Noi intendiamo in tutti i campi costituire alleanze virtuose, tra l'amministrazione finanziaria e i cittadini, tra imprese e lavoratori» ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi: «Oggi - ha aggiunto - ci dite che non siamo a favore delle imprese, domani che siamo a favore delle imprese, ci sta. Noi abbiamo un indirizzo politico in campo sociale ed economico che perseguiremo». Dello stesso tono le parole di Luigi Di Maio: «Non avete nulla di cui preoccuparvi se non avete abusato e sfruttato i giovani in questo Paese» ha spiegato il ministro del Lavoro, fermo restando che «ci sono degli imprenditori che noi chiamiamo prenditori e ai quali abbiamo deciso di dichiarare guerra: da quando sono al Ministero dello sviluppo - ha aggiunto - abbiamo visto già quattro casi di imprenditori che mandano lettere di licenziamento e poi scappano».

La vera guerra «è contro la precarietà»
«Abbiamo adottato misure che contrastano la dimensione precaria del lavoro, che riteniamo sia una condizione che non può protrarsi nel tempo, non può costituire l'unica unità di misura dei rapporti di lavoro» ha poi precisato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: le nuove norme, ha aggiunto, «non eliminano la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato ma vogliono dare un segnale ben preciso che non costituiscono la regola del mercato del lavoro». Obiettivo del decreto, come ha ribadito Di Maio, è far capire che «per lo Stato le persone tornano ad essere persone e non più numeri, indici o bancomat perché noi consideriamo le persone con i loro problemi e le loro sofferenze» ha aggiunto «persone che hanno diritto ad un trattamento dignitoso da parte dello Stato quando fa le leggi».

«Non è un punto segnato dal M5S ma dai cittadini»
Il decreto dignità, ha poi precisato il vicepremier, «non è un punto segnato dal Movimento 5 Stelle ma dai cittadini, un punto segnato il 4 marzo. E ne hanno tanti altri da segnare». Poi un messaggio distensivo alla Lega: «Tutte e due le forze politiche sono impegnate a realizzare il contratto. Il nostro obiettivo è mantenere le promesse, nessuno si vuole avvantaggiare di questo o quel provvedimento. Ad esempio quello che stiamo facendo sui migranti sta cambiando atteggiamento del mondo». Sono azioni, ha proseguito, che «non solo ci permettono di dimostrare che manteniamo le promesse, e c'è ancora tanto da fare, ma anche che quando ci dicevano che non era possibile in realtà era possibile. stiamo dimostrando che quello che non si poteva fare si può fare. Stiamo dando un segnale di un governo coerente, ovvero di un governo politico» ha concluso «Sarà stato anche un governo inaspettato ma è un governo votato. Stiamo facendo un buon lavoro di sinergia e di squadra grazie ad anche ad un grande capitano che è Giuseppe Conte».