13 agosto 2020
Aggiornato 07:00
Immigrazione

Migranti, dopo Salvini anche Conte attacca Macron: «Era stanco»

Italia contro Francia, ancora una volta. Lo scontro è dove verrano aperti i centri di accoglienza finanziati dall'Ue

Il presidente francese, Emmanuel Macron, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Bruxelles
Il presidente francese, Emmanuel Macron, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Bruxelles ANSA

BRUXELLES - La fotografia più nitida della due giorni di Bruxelles sta nelle dichiarazioni opposte dei due protagonisti della mediazione notturna, Emmanuel Macron e Giuseppe Conte. Per il presidente francese i centri di accoglienza finanziati dall'Unione europea vano fatti nei Paesi «di primo approdo» dei richiedenti asilo. Replica del capo del Governo italiano: «Macron era stanco, lo smentisco; il documento finale del Consiglio europeo non parla di primo approdo». Era stato lo stesso presidente francese a far circolare una foto che li ritraeva insieme, durante il lungo lavoro di correzione e limatura del testo originariamente proposto dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, dopo lo stop imposto giovedì dall'Italia alle conclusioni del vertice e alla stessa conferenza stampa finale di Tusk e del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Così dopo Matteo Salvini, anche Giuseppe Conte 'riprende' Emmanuel Macron.

Lo scontro notturno con il gruppo di Visegrad e con Berlino
La forma scritta della mediazione, dopo lo scontro nella notte con il gruppo di Visegrad, Ungheria in testa, che fa sparire qualsiasi impegno vincolante alla gestione comune dei flussi, è fondata prevalentemente su impegni vaghi e infarcita di abbondante uso di auspici. Questo sia sul versante della riforma del regolamento di Dublino che su quello dei «movimenti secondari», cioè sui richiedenti asilo finiti in altri Paesi europei, Germania in testa, che Berlino vorrebbe restituire anche all'Italia. Il che consente a Conte di dirsi «soddisfatto all'80 per cento» e di rivendicare l'inserimento del principio della responsabilità condivisa sugli sbarchi. Ma consente anche ad Angela Merkel di rivendicare risultati superiori alle attese, e di annunciare di aver risposto alle pressioni interne dell'alleato Horst Seehofer, leader della Csu bavarese.

Conte: «L'Italia finalmente non è più sola»
«Da questo Consiglio europeo esce un'Europa più responsabile e più solidale: l'Italia non è più sola», canta vittoria il premier all'alba. Poi però ammette che se il testo comune lo avesse scritto da solo sarebbe stato diverso. In conferenza stampa si fa tentare dall'orgoglio e risponde poco diplomaticamente «a little bit», un po', a chi gli domanda in inglese se l'Italia è stata prepotente, se ha «bullied» gli alleati europei. Si dice pronto a raccontare al presidente statunitense Donald Trump di aver «rivoluzionato il tavolo», e contesta l'interpretazione secondo la quale l'unica novità sarebbe l'apertura di centri europei (a spese dell'Ue) per la gestione degli sbarchi ma su base volontaria. «Vedremo i fatti - dice Conte - ma i centri di accoglienza non si potevano fare in modo coatto. Ci sono già disponibilità informali di altri Paesi» e soprattutto il documento «non esclude che si possano fare in Francia».

Italia soddisfatta del documento finale
L'Italia, a prezzo di uno scontro molto duro che potrebbe lasciare qualche traccia nei futuri confronti europei sui conti pubblici di casa nostra, ottiene un documento che almeno nei principi afferma la necessità di una maggiore condivisione. In più, sblocca i fondi per l'Africa e legittima la Guardia costiera libica e lo scontro con quelle Ong «che non rispettano le regole», secondo la vulgata corrente a Roma. Il che lascia presagire una gestione piuttosto animata delle prossime non improbabili emergenze nel Mediterraneo.