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La rabbia di Elsa Fornero: «Io capro espiatorio, Salvini cinico e vigliacco»

L'ex ministro del Lavoro: «Ha messo in imbarazzo la mia famiglia, le mie sorelle e chi, nel mio paese, ha il mio stesso cognome»

Elsa Fornero nella trasmissione 'diMartedì' su La7
Elsa Fornero nella trasmissione 'diMartedì' su La7 (ANSA/WEB/LA7)

ROMA - «Non ho mai pensato di costruirmi una carriera politica». E ancora: «Se qualcuno mi avesse chiesto di candidarmi, avrei detto di no». La professoressa Elsa Fornero, ex ministra del Lavoro e delle Politiche sociali del governo Monti, si sfoga ai microfoni de I Funamboli, su Radio 24, e punta il dito contro Matteo Salvini: «Non voglio parlare dei miei sentimenti e delle mie sofferenze, ma dispiace che si sia fatto del mio nome un capro espiatorio e questo lo dobbiamo essenzialmente al signor Salvini». Per la prima volta la docente di San Carlo Canavese, piccolo comune della città metropolitana di Torino, entra nei particolari della sua vita privata, perché gli attacchi di questi mesi «sono un operazione cinica e vigliacca».

«Ha messo in imbarazzo la mia famiglia»
Parla delle sorelle e dei suoi concittadini. Critica chi ha messo in piedi questa «operazione d'odio». E racconta tutto il suo disagio. Perché dopo aver fatto la ministra, la vita di Elsa Fornero è radicalmente cambiata: «L'operazione civica e vigliacca» messa in atto «da Salvini» è qualcosa che «ha messo in imbarazzo molte persone nella mia famiglia come le mie sorelle e altre persone che in paese hanno il mio stesso cognome. Ho avuto paura in questi anni? Diciamo che non è stato facile. Ma quello che ho fatto, l'ho fatto per il Paese». 

«Non volevo fare politica»
La professoressa Elsa Fornero a I Funamboli su Radio 24 spiega, poi, di non aver mai pensato «di costruirmi una carriera politica e sono certa che se qualcuno mi avesse chiesto di candidarmi io avrei detto no. C'è una cosa che in politica non capisco: non si riesce a dire la verità. Devi dire la cose di parte. Ieri due ministri, Salvini e Di Maio, hanno continuato a parlare come se fossero in campagna elettorale e secondo me non hanno detto la verità. Esistono dei vincoli alle azioni di tutti e anche loro lo impareranno. Forse è meglio usare il linguaggio della verità» perchè «la democrazia richiede che ci sia consapevolezza, non che si sbandierino slogan, frasi fatte o peggio».