27 giugno 2019
Aggiornato 13:00
Governo

Al voto in estate? Sarebbe la fine per molti partiti

«In caso di elezioni tra due mesi si presenterebbero solo Pd, Movimento 5 stelle e centrodestra». L'allarme di Emma Bonino

Le schede elettorali del 4 marzo 2018
Le schede elettorali del 4 marzo 2018 ( ANSA )

ROMA - «Ho espresso al presidente della Repubblica viva preoccupazione sulla procedura anti-democratica in caso di elezioni super anticipate». Emma Bonino, salita al Quirinale per le Consultazioni nel pomeriggio di lunedì 7 maggio a nome del Gruppo Misto, ha messo l'accento sul fatto che «con elezioni a luglio o a ottobre è chiaro che potranno presentarsi solo Pd, M5s e centrodestra, mentre tutti gli altri saranno esclusi per le procedure previste: firme, candidature, tempi». Non è un allarme dell'ultim'ora, spiega l'esponente radicale, ma «una questione che avevo sollevato la volta scorsa e prima delle elezioni del 4 marzo. E sono aggravate per come stanno scritte - ha spiegato - abbiamo quindi consegnato al presidente uno studio fatto da giuristi e dall'ufficio legislativo sull'applicazione del Rosatellum nel caso si andasse a elezioni a luglio ma anche a ottobre: una ferita democratica importante, una semplificazione brutale e illegittima del sistema politico italiano».

Cosa accadrebbe in caso di voto super-anticipato
Solo le formazioni politiche costituite in gruppi parlamentari in almeno una delle due Camere sono esentate dalla raccolta delle firme. Tutte le altre dovranno invece raccogliere  almeno 375 firme per collegio plurinominale. La lista dovrà riuscire poi a presentarsi in almeno due terzi dei collegi plurinominali di una circoscrizione. Al centro delle polemiche, è facile immaginare, ci sarà nuovamente la sostanziale differenza tra chi gode dell’esenzione, essendo stato eletto nella legislatura uscente (e in realtà mai insediata), e chi invece dovrà raccogliere le firme per partecipare alla elezioni. 

Le firme necessarie
Una nuova lista che voglia presentarsi alle eventuali elezioni dell'8 luglio dovrà quindi riuscire a raccogliere - per la Camera - 20.250 firme in 54 collegi su 64 e - per il Senato - 11.625 firme in 31 collegi plurinominali su 34. 

I partiti rimasti fuori dal Parlamento
Un compito decisamente arduo per tutte le forze politiche rimaste fuori dal Parlamento al voto del 4 marzo scorso. E non parliamo di pochi elettori che si troverebbero senza il proprio partito di riferimento. Sommando infatti i voti assoluti conquistati da Potere al Popolo (1,13%), Casa Pound (0,95%), Popolo della Famiglia (0,67%), Italia agli italiani (0,39%), Partito comunista (0,33%), si "vieterebbe" il voto a quasi 1,2 milioni di italiani.