27 febbraio 2021
Aggiornato 07:30
Centrosinistra

PD, dalla conta alla resa dei conti

L'intervista di Matteo Renzi a «Che tempo che fa» cambia il volto della direzione Dem convocata giovedì prossimo alle 15 per decidere sulla trattativa con il M5s per la formazione del nuovo governo

ROMA - Dalla conta alla resa dei conti. L'intervista di Matteo Renzi a «Che tempo che fa» cambia il volto della direzione Dem convocata giovedì prossimo alle 15 per decidere sulla trattativa con il M5s per la formazione del nuovo governo. Ma con questo scenario ormai accantonato, la riunione sarà il teatro per regolare lo scontro all'interno del partito.
Ieri sera Renzi ha di fatto sconfessato l'iniziativa del reggente Maurizio Martina, che aveva aperto, nelle consultazioni con il presidente della Camera Roberto Fico, a un confronto con i 5 stelle. «Chi ha perso le elezioni non può andare al governo», ha detto Renzi, dando però una disponibilità a scrivere «le regole» elettorali e costituzionali. Parole che per Luigi Di Maio pongono fine al confronto, dato che «è evidente che di fronte a un governo del cambiamento i partiti resistono con tutte le loro forze».

Martina: «Impossibile guidare partito in queste condizioni»
L'intervento di Renzi non è andato proprio giù a Martina, che in queste settimane alla guida del Pd aveva cercato di porsi come mediatore tra la linea renziana e quella delle altre componenti interne. Ma oggi non è riuscito a mantenere la calma. «Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito», è sbottato. Adesso «servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema. Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito». Martina non intende lasciare, ma in direzione si toglierà qualche altro sassolino dalle scarpe, convinto che «così un partito rischia solo l'estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l'impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove».

Lo scontro tra Renzi e Martina fa discutere all'interno del partito
Durissimo anche Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, ormai ex alleato interno del senatore di Rignano. «Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò», accusa, «è arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza». Critico il collega della Giustizia, Andrea Orlando. «Le urne si avvicinano - ricorda - non c'è una linea né condivisa né maggioritaria, non si capisce chi dirige il partito. Nessuna discussione è stata fatta sulle cause della sconfitta che, peraltro, viene costantemente evocata. È ragionevole pensare che senza una correzione ci ripresenteremo agli elettori con gli stessi limiti del 4 marzo. Ha ragione Martina, non si può tenere un partito in queste condizioni se si ha a cuore il suo destino». Per Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, «se si va in tv, a poche ore dalla direzione, a fare uno show si genera solo caos e confusione». Renzi «si è dovuto dimettere da tutto. Ciononostante insiste nel voler riproporre il suo ruolo di leader formale o di fatto senza prendere atto del giudizio degli elettori», attacca Michele Emiliano che chiede «rispetto delle regole e di tutti gli iscritti».

Sull'altro fronte i renziani fanno quadrato
«Matteo Renzi ieri ha ribadito la linea politica uscita dalla direzione Pd e dai gruppi parlamentari e credo largamente maggioritaria tra la nostra gente. La reazione di Di Maio ha confermato le reali intenzioni dei 5 stelle. Ora calma e giovedì ritroviamo la linea unitaria», sostiene Matteo Ricci. «A giudicare dallo sbarramento scatenato contro Renzi, si deduce che per alcuni esponenti del Pd l'ex segretario non ha più il diritto di esprimere l proprie opinioni», rileva Franco Vazio, deputato. E pieno appoggio a Renzi arriva anche dal ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda. «Condivido al 100% e non mi capitava da tempo - scrive su Twitter -. Su Repubblica avevo provato a definire contenuti Governo istituzionale e legislatura costituente per avviare 3a Repubblica. Pd recupera autorevolezza se mette in campo una proposta propria non se si divide su quella degli altri».