Renzi, «il ritorno dell’ammazzatutti»

Matteo Renzi non si rassegna alla sconfitta. E il Pd pensa a come tornare in sella
L'ex segretario del Pd Matteo Renzi a Che tempo che fa
L'ex segretario del Pd Matteo Renzi a Che tempo che fa (ANSA / MATTEO BAZZI)

ROMA - «Ho visto un Renzi doc, nel senso che è ancora fermo alla sconfitta del referendum del 4 dicembre. È evidente che le sconfitte le digerisce molto male…». Lucia Annunziata sorride dopo lo show di quello che lei chiama «il ritorno dell’ammazzatutti» e in una intervista a Il Fatto Quotidiano non si dice "delusa" dall'ex segretario, quanto piuttosto si limita a constatarne la totale incapacità di accettare la sconfitta: «Renzi non è mai andato via, questo è evidente dal giorno in cui ha posticipato l’assemblea del partito. Da Fazio abbiamo visto il Renzi di sempre, che un po’ attacca, un po’ ironizza e un po’ si difende. È fermo, le ferite delle sconfitte non gli passano mai, è ancora al dicembre 2016, vuole ancora la rivincita…». Il direttore dell'Huffington Post critica duramente il ritorno in tv di Renzi, sia sui temi che sul linguaggio: «Non c’è evoluzione nel suo discorso, proprio non è ancora entrato nel clima», ha spiegato. "Mi limito a constatare che siamo ancora lì alle stesse tematiche, è quello il problema". Dopo la sonora batosta del 4 marzo l'ex segretario dem aveva detto che non avrebbe parlato «per due anni» e che d’ora in poi sarebbe stato semplicemente il «senatore di Scandicci». E invece, ancora una volta, il suo ego smisurato non gli dà pace e torna a impossessarsi di lui.

"Pd peggio di Berlusconi"
Renzi prova a fare il brillante, come può, ma su una cosa ha ragione, e riguarda i punti di contatto tra i rispettivi elettorati. Chiarisce la Annunziata: «Gli elettori non sono pronti, per anni c’è stata una divisione forte e sanguinosa. Per l’elettorato del M5s Renzi e il Pd sono peggio di Berlusconi». Quindi Renzi ha ragione? «Non vedo male il fatto che non si butti, sarebbe una finzione. Io in politica amo i processi chiari. Queste consultazioni lo sono state» spiega il direttore dell'Huffington Post. Come abbiamo già scritto a più riprese su queste pagine, il Pd, cioè Renzi, sembra intenzionato a tornare al governo, in un modo o nell'altro, al di là dei proclami ufficiali che vorrebbero il partito timidamente all'opposizione. Da Fazio a Che tempo che fa l'ex segretario (ex si fa per dire...) ha chiuso la porta in faccia a Di Maio escludendo il suo appoggio a un esecutivo del M5s ma aprendo al "governo delle regole». Che, tradotto, ancora una volta significa governo "del presidente" o "governissimo" o governo di transizione.

Calenda e il governo istituzionale
Di fatto un assaggio di questo scenario semi-apocalittico (per l'Italia, s'intende, mentre a Bruxelles già gongolano...) ce l'ha dato anche il ministro dello Sviluppo economico uscente, Carlo Calenda, che proprio dalla Annunziata a In mezz'ora ha parlato della necessità di un "governo istituzionale, aperto alla partecipazione di tutti i partiti, non composto da figure dei partiti e con obiettivi che siano condivisi». Con Paolo Gentiloni o Enrico Letta a fare da "garanti" magari. "In politica bisogna sedersi con tutti, ma non per fare la ruota di scorta a un governo Di Maio. In politica ci si siede sempre al tavolo, ma con una proposta, ma non per fare un'alleanza con il Movimento 5 Stelle. Allora facciamo tutti un passo indietro e facciamo noi la proposta di un governo istituzionale serio" ha chiarito.

"Diversità fortissima"
"E' chiaro che in tutti i programmi ci sono cose che possono essere messe insieme, ma la verità è che c'è una diversità fortissima tra M5s e Pd" e porta l'esempio di "due problemi" che sta affrontando, l'Ilva e il Tap. La linea del M5s è di abbandonare il Tap e di chiudere l'Ilva. Il governo è fatto di queste scelte ed è fatto tutti i giorni di queste scelte: "Come si fa a stare insieme se la quotidianità del governo diventa un continuo conflitto? Il Paese non ha bisogno di questo. Bisogna dunque sedersi con tutti, e quindi anche con i 5 Stelle, ma con una proposta che non può essere quella di fare la ruota di scorta di un governo di Di Maio".

Chi è il vero capo del M5s?
La ricetta di Calenda è proporre al Movimento 5 Stelle un governo istituzionale, con obiettivi condivisi e che metta mano a cose che sono interesse di tutti. "Serve un governo pieno ma si può fare un passaggio intermedio, visto che né Salvini né Di Maio hanno mai governato". Il problema di Di Maio e del Movimento 5 stelle, aggiunge, è solo quello di arrivare al governo, "perché poi la linea la daranno solo Grillo e Casaleggio». C'è ancora "tantissima propaganda" nel M5s, è un partito che prima delle elezioni sosteneva il referendum sull'euro. "Io non dò credibilità a Di Maio, che ha un comportamento ondivago e che cambia il programma proprio quando deve andare lui a Palazzo Chigi». Per Calenda M5s ha "una leadership carismatica che non è Di Maio ma Grillo, ed è dall'esterno che arrivano delle svolte".