23 ottobre 2018
Aggiornato 11:00

Renzi alza la posta: al governo per distruggere il M5s dall'interno

Il segretario reale del Pd, Renzi, sta tentando di portare il M5s dentro un deserto in cui egli solo rappresenta l’unica goccia d’acqua a disposizione
L'ex segretario del Pd Matteo Renzi
L'ex segretario del Pd Matteo Renzi (ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

ROMA - "Ma si può fare un governo con chi vi ha ferocemente attaccato per anni?", domanda l'intervistatrice. Risposta: «Il tema che abbiamo di fronte è che governo dare all’Italia oggi, non una rassegna retrospettiva su quel che ciascuno ha detto. Aprire una fase nuova non significa automaticamente un governo, ma verificare se ci sono le condizioni. E questo non si fa con la testa rivolta indietro. Ci vuole un confronto vero, senza «prendere o lasciare», dove ognuno va al tavolo con le proprie posizioni e si cercano le sintesi e le soluzioni possibili». Le parole che leggete le ha pronunciate Piero Fassino, ultimo segretario dei Ds, ministro, sindaco di Torino, in una intervista. Le idee di Piero Fassino, almeno per chi conosce la storia della sinistra, non sono una novità: il principio del «governismo», in altri tempi definito «migliorismo», ha origini antiche in Italia e si può far risalire perfino a Togliatti e alla conosciutissima «Svolta di Salerno». Togliatti, oggi, avrebbe sicuramente approvato una trattativa con il M5s. Di quel Pci i democratici di oggi non condividono praticamente più nulla sul piano ideologico, ma continuano a mantenere ben salda la cosiddetta tattica di governo: rimanere sempre, in ogni caso, dentro la stanza dei bottoni. Certo fa impressione vedere Fassino corteggiare il M5s, affinché si possa trovare una quadra di governo purché sia. Ma, probabilmente, il calcolo politico portato avanti dai democratici – compreso Renzi, ci torneremo più avanti – è abbastanza complesso da renderlo perfino credibile. 

Avvelenare i pozzi
Al di là di coloro che vogliono il governo perché non sanno rinunciare a una poltrona qualsiasi, l’ex ministro Franceschini ad esempio, e probabilmente lo stesso Fassino che ambisce alla Farnesina, esiste sicuramente una cospicua parte che vorrebbe un governo del M5s per avvelenare i pozzi dell’alleato politico. Governare, come noto, apre la porta alla contestazione interna. Accade in ogni caso, anche se si governa con un monocolore. Ma governare con il Partito Democratico, che porta in primo piano cariatidi e dinosauri impresentabili, espone al rischio del contagio. Il Partito Democratico vuole distruggere il sistema M5s dall’interno. Vuole distruggerlo sul piano simbolico e politico. Lo dice Piero Fassino, chiaramente: «Registro che il M5S ha rimodulato parecchie delle sue posizioni: il reddito di cittadinanza da misura universale è diventata una misura di sostegno non lontana dal reddito d’inclusione; sull’Europa fino a qualche mese fa erano per l’uscita dall’euro, oggi non più; la crociata sui vaccini è stata silenziata…». L'ultimo segretario del Ds sottolinea che i loro avversari stanno ritracciando su tutta la linea o quasi: lo fa senza infierire, ma consapevole che questo sarà il tratto retorico che caratterizzerà un eventuale governo Pd-M5s.

Troppe contraddizioni dentro al Pd
Il cannoneggiamento mediatico, per altro fondato su solide basi perché il M5s sta abbandonando o stemperando buona parte delle sue battaglie in nome del governo, su Luigi Di Maio sarà molto pesante e minerà le basi dell’organizzazione politica fondata da Beppe Grillo e Gian Roberto Cassaleggio. La mole di promesse fatta, un tratto tipico della democrazia che non può trovare però materializzazione se non nel lungo periodo, si trasformerà in un pericoloso boomerang. Il problema del M5s inoltre è dato dalla composizione culturale e sociale del loro elettorato, in cui si possono trovare gli estremi sociali dell’Italia intera: dai centri sociali a Confindustria. E’ evidente che in un contesto simile il lavoro dentro il governo da parte del Partito Demicratico non sarà genuinamente collaborativo: e non potrà che cedere alla tentazione di far emergere le gigantesche contraddizioni culturali insite nella stravagante ideologia della post ideologia.

Cosa farà Renzi?
Matteo Renzi in questo senso sta semplicemente tentando di alzare la posta, il prezzo, di portare il M5s dentro un deserto in cui egli solo rappresenta l’unica goccia d’acqua a disposizione. E’ infatti già oggi sconcertante, e l’intervento perentorio di Grillo conferma il disagio diffuso nel mondo pentastellare, dover fare i conti con l’immagine del M5s che rincorre il Partito Democratico di Renzi, Boschi, Lotti, Fassino, Chiamparino. Dello stesso Matteo Renzi. Il segretario del Partito Democratico reale sa perfettamente che il piano simbolico distruggerà la credibilità del M5s. Si muoverà quindi per imporre un prezzo salato, chiedendo posti di potere per il suo partito e affidandoli a coloro che rappresentano il «male», per l’elettorato del Movimento. A quel punto, schiacciati dalla pressione dei mercati internazionali – saldamente dalla parte della finanza e quindi del Partito Democratico – la trappola di Matteo Renzi sarà chiusa intorno a Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Inutile prevedere gli effetti di questo avvelenamento dall’interno, potrebbero perfino manifestarsi tensioni sociali di massa. Il M5s e i suoi vertici fingono, o proprio non vogliono capire, che intorno a loro si muove un importante apparato di potere che non ha come scopo il bene dell’Italia; ha come scopo la loro distruzione, oppure la loro normalizzazione. Processo già in essere, come risulta evidente dai dieci punti programmatici redatti da un sedicente comitato scientifico su volere di Luigi Di Maio.