16 settembre 2019
Aggiornato 02:30
Camere

Camere, il giorno dei compromessi: M5s schiera Fico e centrodestra Casellati

Giornata - o mattinata - decisiva per i nuovi presidenti delle Camere

Camera dei deputati.
Camera dei deputati. ANSA

ROMA - Giornata (probabilmnte già mattinata) decisiva per i nuovi presidenti delle Camere. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo un ultimo tentativo notturno in extremis andato a vuoto di tenere insieme l'unità del centrodestra offrendo a Silvio Berlusconi la possibiaità di indicare per la presidenza del Senato il nome di un senatore Fi diverso da Paolo Romani da lui scelto e da Annamaria Bernini indicata e votata da Salvini e dalla Lega nella seconda votazione di ieri, hanno rotto nella tarda serata gli indugi. E hanno deciso di andare insieme (e Salvini in autonomia da Forza Italia) alla conta su nomi da loro due indicati, in forza di un asse M5s-Lega sulla carta in grado di eleggere già questa mattina da solo i presidenti delle Camere. (E di avere da stasera i numeri da portare al Quirinale subito dopo Pasqua per una nuova maggioranza di Governo).

Il patto
Nel patto di ferro Di Maio-Salvini che sulle presidenze delle Camere ha mandato in frantumi alla prima prova la coalizione di centrodestra Lega-Forza Italia-Fratelli d'Italia vincitrice delle elezioni del 4 marzo nella gara dei seggi uninominali, l'indicazione del nuovo presidente della Camera è spettata a Di Maio. Questa mattina alle 9 l'assemblea dei gruppi di Camera e Senato era chiamata a ratificare l'indicazione della candidatura di Riccardo Fraccaro a nuovo presidente della Camera, preannunciata nella notte dai nuovi capigruppo M5s. «Riccardo Fraccaro è il candidato ufficiale del Movimento 5 stelle per la presidenza della camera dei deputati», hanno reso noto in una dichiarazione congiunta poco dopo la mezzanotte il presidente dei senatori M5s Danilo Toninelli e la presidente dei deputati Giulia Grillo. Presentando così il nome del segretario di presidenza nella scorsa legislatura e fedelissimo di Luigi Di Maio con il quale è stato co-protagonista nell'ufficio di presidenza targato Boldrini della battaglia persa per un soffio per l' abolizione dei vitalizi con un semplice tratto di penna senza ricorso alle lungaggini di legge.

Il veto a Fraccaro
Eppure, poco dopo Di Maio informa l'assemblea del veto su Fraccaro: «Ho sentito Salvini, e ha detto che la Camera andrà al M5S», dice Di Maio aprendo l'assemblea dei gruppi congiunti del M5S. Parole accolte con la standing ovation dei deputati e senatori. «Abbiamo proposto Riccardo Fraccaro. Loro hanno posto un veto su Fraccaro e lui ha deciso di fare un passo indietro per il bene del movimento. Con lui abbiamo tutti un debito». Interviene anche Fico: «In questo Movimento dobbiamo essere tutti a disposizione del progetto. Arrivare oggi qui è un'avventura meravigliosa. Faremo la votazione, avverrà ciò che avverrà e ci manca poi il tassello del governo con Luigi Di Maio che dovrà essere il nostro premier e dovrà applicare il programma del M5S». Fico, dunque, e non Fraccaro, l'uomo del Movimento alla Camera. 

Il Cavaliere sdegnoso
E intanto, una retrocessione definitiva nel centrodestra a cui Berlusconi in nottata ha posto un definitivo pollice verso, sancendo il divorzio da Matteo Salvini. «Il Presidente Silvio Berlusconi ha ringraziato la senatrice Anna Maria Bernini per la nobilissima e generosa decisione di rinunciare alla candidature alla Presidenza del Senato avanzata da forze politiche alternative a Forza Italia. La candidatura di Forza Italia - è scritto in una nota notturna diffusa da palazzo Grazioli - rimane quella di Paolo Romani, scelta concordemente tra i tre leader del centro-destra e confermata da ultimo ieri sera nella riunione dei capigruppo di tutte le forze politiche presenti in Parlamento»«Nel ringraziare il Presidente Berlusconi per la stima e la fiducia accordatami offrendomi, convincendomi e insistendo nella candidatura a presidente del Senato, ritiro la mia candidatura per evitarne ogni utilizzo pretestuoso», ha annunciato poi il senatore di FI Paolo Romani. E intanto, dal centrodestra tentano l'opera di rassicurazione: «I leader del centrodestra confermano le intese intercorse in questa fase non sono prodromiche alla formazione del governo e che non avranno nessuna influenza sul percorso istituzionale successivo per il quale l'indicazione spetterà al presidente della Repubblica. Confermano che in ogni caso vi è l'impegno di tutte le forze politiche del centrodestra a non ricercare accordi individuali per la formazione del governo». E ora, bruciato il nome di Romani, pare che il centrodestra possa ricompattarsi attorno a Maria Elisabetta Alberti Casellati, cara all'avvocato Ghedini, notoriamente in buoni rapporti con il leader leghista.