20 ottobre 2018
Aggiornato 03:30

I possibili candidati alla direzione Pd. Ma i renziani si credono ancora la maggioranza

Giornata di tregua (relativa) nel Pd in vista della direzione di lunedì. Forze a guidare la transizione sarà Martina
I possibili candidati alla direzione Pd
I possibili candidati alla direzione Pd (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Giornata di tregua (relativa) nel Pd in vista della direzione di lunedì. Nella riunione i Dem prenderanno atto delle dimissioni di Matteo Renzi, convocando l'assemblea che dovrà tenersi entro un mese. Dovrebbe essere il vice Maurizio Martina, affiancato da un gruppo "collegiale", a guidare la transizione, con alcuni passaggi fondamentali come la nomina dei capigruppo, l'elezione dei presidenti delle Camere e le consultazioni al Quirinale. Sarà l'assemblea poi la sede per decidere il futuro della guida del partito. Ma l'orientamento che al momento sembra emergere è l'elezione direttamente nel parlamentino di un nuovo segretario-reggente, sul modello di Guglielmo Epifani, rimandando almeno all'anno successivo la celebrazione del congresso vero e proprio con le primarie.

I possibili candidati
E i candidati, per ora non ufficiali, sono già molti. Tra gli altri si fanno i nomi di Graziano Delrio, di Nicola Zingaretti (che però forse si spenderebbe in seguito, non adesso appena rieletto alla guida della Regione Lazio), del neo iscritto Carlo Calenda, anche se lui ha smentito. Alla candidatura pensa Michele Emiliano, che all'ultimo congresso ha ottenuto il 10%, ma non si escludono anche altri 'big' come Dario Franceschini o Andrea Orlando. "Zingaretti, Delrio e Calenda sono tre persone che stimo - ha detto oggi il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, che esclude però di essere in corsa - Zingaretti ha dimostrato che ogni elezione è una storia a sé; verso Delrio ho grande stima, anche per il lavoro fatto insieme; Calenda è appena iscritto ma l'ho visto all'opera sulla vicenda Embraco e dico solo una parola: chapeau». Chiamparino apre anche a possibili alleanze di governo, ma da decidere con una consultazione "modello Spd" nella base. Ma il capogruppo uscente Ettore Rosato stoppa l'ipotesi: "Nessuna paura di tornare alle urne. Nostro dovere è stare all'opposizione", ribadisce. Adesso, insomma, è il momento di concentrarsi sulla leadership interna.

Renziani ancora convinti di avere maggioranza
"Però è presto per parlare di candidati", riflette un esponente renziano. "In questo mese vedremo cosa accadrà nel partito e anche fuori». I renziani sono convinti di avere ancora la maggioranza in assemblea: "Era intorno al 75% con Renzi segretario, sarà sopra il 50% anche con qualche perdita", spiega il Dem. Dunque i renziani fanno quadrato, ostentano sicurezza, e respingono gli attacchi. Dopo il post Facebook pubblicato due giorni fa da Luca Lotti, oggi è intervenuta Maria Elena Boschi. "Oggi - ha scritto in una nota - un quotidiano nazionale riporta un mio presunto costante presidio del Nazareno che mi vedrebbe chiusa alla sede del Pd notte e giorno. Altra notizia falsa, che si aggiunge a quelle già smentite nei giorni scorsi sul mio interesse per vari ruoli di partito e istituzionali. Mi vedo costretta a ribadire che il mio impegno negli ultimi giorni è stato solo quello di fare il mio lavoro a Palazzo Chigi e raggiungere già ieri il mio collegio a Bolzano per ringraziare chi mi ha sostenuto». Un modo per rompere l'accerchiamento e per mostrare di essere ancora in campo. A consigliare a Renzi una 'pausa' è oggi però il sindaco di Milano Beppe Sala. "Probabilmente - ha detto - una pausa di riflessione adesso gli farà senz'altro bene. Credo che la costruzione di una nuova forza politica farebbe il male di tutti. Penso e spero che Matteo non lo faccia".