25 gennaio 2021
Aggiornato 01:30
Elezioni politiche 2018

Reuters: Di Maio disponibile a larghe intese con Pd e Fi. Lui: «Problema di traduzione»

Si è aperto un giallo sulle parole di Luigi Di Maio a Londra, a proposito di eventuali larghe intese post-voto. Lui nega tutto, ma la Reuters sostiene altro

ROMA - «Nessun governo di larghe intese. Come ho sempre detto, noi presenteremo una squadra di governo prima delle elezioni. Dopo il voto, se non avessimo la maggioranza assoluta, faremo un appello per convergere sui temi: nessuno scambio di poltrone». Luigi Di Maio cerca di minimizzare, confermando la linea da sempre tenuta dai Cinque Stelle sul tema delle "convergenze». Ma ormai il «patatrac» è fatto. Perché addirittura la Reuters sostiene che il leader pentastellato avrebbe dichiarato «che, se non avrà i seggi sufficienti per la maggioranza, vede la probabilità di un governo sostenuto da tutti i principali partiti, inclusi i 5 stelle». Addirittura, per la stessa fonte Di Maio, in caso di stallo, «prevede una maggioranza di governo a quattro costituita da M5s, Pd, Forza Italia e Lega»

La frittata è fatta
Parole che, naturalmente, hanno scatenato un uragano di polemiche in Italia perché sono parse apertamente in contraddizione con quanto dichiarato fino ad ora, dai Cinque Stelle. Da qui, la smentita di Di Maio, che liquida quanto avvenuto con un «problema di traduzione". Il Pd non si è lasciato sfuggire l'occasione di attaccare a stretto giro l'avversario. «Ho come l’impressione che Luigi Di Maio sia talmente confuso da diventare quasi comico. Prima dice che non faranno accordo, poi candida fuoriusciti degli altri partiti tra i 5 Stelle quindi si apre a una coalizione a 4», è la replica del portavoce Dem Matteo Richetti che spegne, al di là della sua veridicità, l’ipotesi del «governissimo». «Il Pd non farà più accordo con gli estremisti e i populisti», sottolinea infatti. 

Di Maio nella City: parola d'ordine rassicurare
Per il resto, il viaggio nella City di Di Maio aveva un obiettivo ben preciso: «Siamo venuti qui per farci conoscere e per rassicurare», ha spiegato, incontrando importanti investitori internazionali in un club esclusivo. «Abbiamo visto i rappresentanti di fondi di investimento che gestiscono una quantità di denaro pari all’intero debito pubblico italiano», ha raccontato. E ha aggiunto: «Abbiamo visto che in cima alle preoccupazioni dei nostri interlocutori ci sono i tempi della giustizia in Italia: dal recupero dei crediti deteriorati ai contenziosi civili». Quanto all'economia, dopo essere stato freddato da Pierre Moscovici sulla sua proposta di sfondare il vincolo del 3% deficiti-Pil, Di Maio si è mostrato altrettanto rassicurante: «tutti hanno concordato sulla necessità di misure espansive. Noi non vogliamo ridurre il debito tagliando sanità o istruzione», ha detto. La ricetta che ha presentato alla City prevede una spending review che riprenda quella di Cottarelli e porti all’eliminazione di sprechi per 30 miliardi; seguita poi da un programma di investimenti produttivi in deficit, perché «il tetto del 3% non è un tabù», ha ribadito, anche se ha sottoloneato più volte che questa manovra sarebbe «concordata con l’Europa».