20 ottobre 2019
Aggiornato 19:30
Immigrazione

Boldrini reclama lo Ius soli: «Errore politico non farlo, l'integrazione è necessaria»

La presidente della Camera, Laura Boldrini, torna ancora una volta sullo Ius soli in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione

La presidente della Camera, Laura Boldrini, è intervenuta sullo Ius soli.
La presidente della Camera, Laura Boldrini, è intervenuta sullo Ius soli. ANSA

ROMA - Laura Boldrini torna ancora una volta sullo Ius soli. «Il mio auspicio è che si possa approvare la legge sulla cittadinanza entro questa legislatura», ha detto a Montecitorio la presidente della Camera all'inaugurazione della mostra "Bambini. Storie di viaggio e di speranza" in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. La legge sulla cittadinanza, attualmente all'esame del Senato, ha precisato Boldrini, «non è una legge sullo ius soli, non dice che chi nasce in Italia diventa italiano, dice che chi fa un percorso di studi di almeno 5 anni può diventare italiano e chi è figlio di un genitore con un permesso di soggiorno di almeno 5 anni può diventare cittadino italiano». Quindi prevede molte condizioni all'interno delle quali acquisire la cittadinanza. «Non approvare la legge sulla cittadinanza - ha concluso - sarebbe un errore politico, sarebbe subalternità politica, sarebbe deludere tanti giovani che ci hanno creduto perché è stato loro promesso, sarebbe non rispettare il lavoro di tante associazioni laiche e cattoliche, sarebbe fare la cosa sbagliata».

Boldrini chiede lo Ius soli
Secondo la Boldrini «è condivisibile il piano sull'integrazione» elaborato dal ministro dell'Interno, Marco Minniti. «Sono d'accordo che un rifugiato impari la lingua, che conosca i principi costituzionali, ma integrare è un percorso a doppio senso: vuol dire che lo Stato deve essere in grado di offrire gli strumenti necessari, per cui devono esserci dei fondi dedicati e in questo piano non vengono quantificati». La Germania - ha ricordato la terza carica dello Stato - ha accolto un milione e mezzo di rifugiati e ha stanziato 20 miliardi di euro l'anno per 5 anni. Un percorso molto rigoroso, ma alla fine ci saranno un milione e mezzo di cittadini. «Non dico che l'Italia debba stanziare le stesse risorse perché non siamo in grado ma servono fondi perché l'integrazione è necessaria per la coesione sociale».

Perché i migranti non partono più?
«Il diritto di asilo - ha concluso Boldrini - è uno di quei diritti considerati identitari, ne parla l'articolo 10 della Costituzione, è parte integrante della nostra civiltà. Noi non possiamo esternalizzare questi diritti. Si tratta di fenomeni che vanno gestiti. Di fronte ai paesi Ue che sembrano non recepire che essere parte dell'Ue non è solo prendere fondi strutturali, dovremmo fare la nostra parte. L'integrazione dei migranti e dei rifugiati non avviene per bacchetta magica, dobbiamo lavorare di più su questo, investire risorse su questo». Ma perché i migranti non partono più? In Libia «ci sono centri di detenzione, vere e proprie carceri con persone ammassate: questo ci restituiscono le cronache giornalistiche", ha detto la Boldrini.

Boldrini: Non posso smettere di preoccuparmi
«Io non posso smettere di preoccuparmi, lo sarò sempre di più fino a quando non sarà possibile ripristinare la legalità, fare in modo che ci siano in questi luoghi condizioni accettabili, standard internazionali, fino a quando non si capirà che trattenere le persone non è la soluzione», ha aggiunto. La terza carica dello Stato ha ricordato i motivi che spingono le persone a lasciare i propri paesi: «Manca uno sviluppo umano. Vuol dire accedere all'acqua potabile, potersi curare, andare a scuola, non mandare qualche azienda a fare business. Serve un grande piano di investimenti nel continente africano e serve percorrere la via del negoziato. Ci sono decine di conflitti che vanno avanti da anni: Darfour, Congo, Sud Sudan. Gli Stati Ue non possono continuare a ignorarli».