20 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
Fratelli d'Italia

Operazione simpatia di Minniti ad Atreju

Molti applausi per il ministro dell'Interno alla festa di Fdi, dove ha scherzato sul suo alter ego targato Crozza e citato la scrivania di Mussolini

ROMA - Non pago di aver incassato gli applausi, soprattutto dopo aver scherzato sul suo alter ego targato Crozza e citato la scrivania di Mussolini e quella di Italo Balbo, il ministro dell'Interno Marco Minniti intervenendo ad Atreju, la festa della Destra organizzata da Fratelli d'Italia, si è preso con tranquillità i fischi, contento di aver schivato «l'inciucio». Fischi inevitabili se non calcolati, visto che, affrontando il nodo della legge Fiano, ha recitato l'epilogo secco del fascismo: «Quella storia è stata drammatica e quella storia è finita per sempre». Si è ripreso gli applausi ricordando la bellezza di un «dibattito vero», e puntualizzando che «dobbiamo sapere chi siamo» e «siamo avversari politici e non nemici».

Altro tema caldo gli sgomberi e Minniti ha difeso la sua circolare - «coniuga legalità e umanità» - tra i buh sempre più roboanti della platea e l'incalzare del conduttore del dibattito, il giornalista Mario Giordano, direttore Tg4, con cui si scalda, passando dal «tu» amichevole dell'esordio al «lei», e con qualche stoccatina, ma sempre con fair play. Minniti trova il tempo di una massima, ricordando quando requisì contro il volere del sindaco di Napoli de Magistris il luogo scelto da Salvini (un segretario «ai miei antipodi») per la sua manifestazione, perché «consentire che parli solo chi la pensa come me è una cosa importante ma non nobile, la cosa importante e nobile è ascoltare quelli che non la pensano come me, altrimenti la vita è troppo facile, quindi ascoltiamoci reciprocamente». E ribadendo la necessità di trovare percorsi alternativi che garantiscano la dignità delle persone con fragilità e i diritti di un rifugiato, «non lo posso far stare in una piazza», richiama anche i sindaci alle loro responsabilità e competenza per risolvere la questione emergenza casa che grava da anni sugli italiani.

Rivendica l'aumento delle espulsioni, la riduzione dei tempi per il riconoscimento di status di rifugiato, e i patti sui rimpatri o il patto sull'Islam. Tutte cose che «si potevano fare anche prima ma nessuno le ha fatte, e in 9 mesi lo abbiamo fatto» e - chiude «scusate se mi accaloro ma se mi si dice che in 9 mesi si deve parlare degli ultimi 90 anni...oltre comunque non vado, chiudiamola qua...».