31 maggio 2020
Aggiornato 09:30
Immigrazione

Stupri Rimini, Santanchè: «No allo ius soli, in Italia solo chi rispetta le donne»

La deputata di Forza Italia, Daniela Santanchè, è tornata sui fatti di Rimini per rilanciare la battaglia contro lo Ius soli, condivisa anche dalla Lega Nord e Fratelli d'Italia

La deputata di Forza Italia, Daniela Santanché, è tornata sui fatti di Rimini per rilanciare la battaglia contro lo ius soli.
La deputata di Forza Italia, Daniela Santanché, è tornata sui fatti di Rimini per rilanciare la battaglia contro lo ius soli. ANSA

ROMA - Daniela Santanché, deputata di Forza Italia, torna sui fatti di Rimini e rilancia la battaglia contro lo Ius soli portata avanti dal suo partito, da quello di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, e dalla Lega Nord di Matteo Salvini. «Dai dettagli raccontati dal Gip di Rimini sui quattro stupratori che nella notte tra il 25 e il 26 agosto hanno violentato una donna e una trans e hanno picchiato brutalmente l'amico di una delle due, emerge un racconto brutale, degno dei peggiori film dell'orrore - esordisce la Santanchè -. Un vero e proprio branco, fatto di animali, che ragionano con i loro istinti e non con le loro teste. A questo sono abituati in Africa? In particolare la figura del capobranco, il congolese maggiorenne, è a dir poco agghiacciante». Secondo la deputata di Forza Italia l'aggravante è che quest'ultimo «continua a negare le violenze da lui messe in atto, come se fosse un gioco di cui non ha voglia di parlare». Le ferite, non solo fisiche ma anche mentali, procurate alle sue vittime «sono invece difficili da rimuovere».

Santanché: No allo ius soli
Per Daniela Santanchè di fronte a casi come questo «bisogna ribadire un no secco e deciso sia all'accoglienza che allo Ius soli. In Italia vogliamo solo gente che condivida con noi la cultura del rispetto della donna». Anche la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, si era unita all'appello per l'estradizione dei responsabili dello stupro di Rimini lanciato dalla deputata di Forza Italia. «Non mi dispiacerebbe se i quattro stupratori di Rimini venissero dati 'in pasto' alle carceri polacche» aveva detto qualche giorno fa la Santanchè.

L'appello per l'estradizione degli stupratori di Rimini
In primo luogo «non godrebbero dei servigi del morbido sistema carcerario italiano - per di più a nostre spese - e poi saremmo sicuri che riceverebbero una pena degna di questo nome, visto che in Italia la giustizia è sempre passibile di attenuanti e riduzioni della pena», aveva aggiunto. Poi la deputata di Fi aveva proseguito: «Questi 'mostri', perchè definirli uomini è impossibile, meriterebbero pene severissime e invece in Italia, considerata la minor età di tre di loro e il fatto che 'poverini scappano dalla guerra', come impone la retorica buonista imperante in questo Paese, a malapena passeranno qualche anno in carcere, o peggio, in comunità».Anche Giorgia Meloni si era unita subito dopo all'appello per l'estradizione. «Ancora non capisco perchè non li si possa rispedire nei Paesi da cui sono venuti - ha concluso la Santanchè -. Espulsione subito, altro che rieducazione««
 

 

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal