19 settembre 2018
Aggiornato 05:30

Roma, Raggi: 100 case occupate, non ne verranno tollerate altre. Da ottobre Piano Casa

Virginia Raggi sul piede di guerra. La sindaca della Capitale torna a parlare dell'emergenza abitativa a Roma, dopo i fatti di piazza Indipendenza che tanto hanno fatto parlare l'opinione pubblica
La sindaca di Roma Virginia Raggi
La sindaca di Roma Virginia Raggi (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

ROMA - Virginia Raggi sul piede di guerra. La sindaca della Capitale torna a parlare dell'emergenza abitativa a Roma, dopo i fatti di piazza Indipendenza che tanto hanno fatto parlare l'opinione pubblica. In un lungo post su Facebook, Raggi puntualizza che ci sono «circa 100 immobili, pubblici e privati, occupati abusivamente in tutta la città. Abbiamo già avviato un'indagine, partendo dagli stabili che risultano più a rischio dal punto di vista della sicurezza, per verificare se al loro interno vi siano persone che hanno diritto ai servizi di assistenza alloggiativa previsti per le fragilità». Ma aggiunge: «Ricordiamo, tuttavia, che l'ingresso viene spesso impedito ai nostri operatori sociali proprio da una parte degli occupanti che vogliono nascondere le reali condizioni all'interno degli immobili».

Azione di sistema
Insomma, secondo Raggi «il Comune sta facendo la sua parte ma deve essere chiaro che non dovranno essere tollerate nuove occupazioni: su questo, gli interventi per ristabilire la legalità da parte delle forze dell'ordine avranno il pieno sostegno dell'amministrazione capitolina». Servono, afferma la sindaca, «azioni di sistema, altrimenti si continuerà a rincorrere le emergenze come nel caso dello sgombero di via Curtatone. Sono necessari strumenti normativi nuovi, perché quelli esistenti non sono più adeguati a gestire un fenomeno profondamente diverso rispetto a quello di pochi anni fa. Bisogna adeguare le norme ai mutamenti della società. Tutte le istituzioni, a partire da Governo e Regione, devono essere consapevoli di questo mutamento in atto».

I numeri
I numeri di Roma riportati dalla sindaca sono abnormi: duecentomila abitazioni vuote, oltre diecimila persone in lista d'attesa addirittura da decenni per un alloggio popolare e lo scandalo delle occupazioni abusive di centinaia di immobili. «In questo quadro di desolazione e zone d'ombra, che si traduce in ingiustizia e sofferenze per i più deboli, abbiamo avviato un piano per cambiare il sistema dell'accoglienza e ripristinare la legalità con la dovuta attenzione nei confronti dei soggetti socialmente più fragili - aggiunge Raggi -: anziani non autosufficienti, madri con bambini, persone disabili. Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti come già questa "classificazione" non tenga conto delle nuove povertà e tenda a dividere le famiglie».

Lavori in corso
La questione di fondo resta l'emergenza casa, secondo Raggi. «Ci stiamo lavorando dallo scorso anno. Nei mesi scorsi, molto prima che il problema esplodesse mediaticamente, abbiamo approvato due delibere per superare il disagio abitativo e tutelare le fragilità. Abbiamo tracciato un percorso: stiamo effettuando la ricognizione di tutti gli immobili del patrimonio di Roma Capitale e dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Vogliamo destinarli a nuclei familiari in condizioni di fragilità all'interno del nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat). Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili». Una seconda tappa è quella del 31 dicembre, spiega Raggi. «Entro quella data presenteremo in Assemblea Capitolina un "Piano di azione per superare il disagio abitativo»: l'obiettivo è potenziare lo scorrimento delle graduatorie di chi ha diritto a un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp) - conclude -. La sindaca ha dichiarato di aver già iniziato con la chiusura dei famigerati Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat): residence che, pur costando milioni di euro ai cittadini, non risolvevano dell'emergenza abitativa dei più deboli. «Mettiamo così fine a uno spreco di risorse pubbliche che riutilizzeremo - meglio - per le famiglie più in difficoltà».