Terrorismo islamico

Il foreign fighter ceceno Bombataliev, nomen omen, era pronto a partire per il Belgio e a immolarsi

Il 38enne ceceno arrestato con un fermo d'urgenza tre giorni fa a Bari stava per partire. Arrestati anche la moglie e i fratelli. Arrivati a lui indagando sui foreign fighters in transito in Italia. Procuratore di Bari: 'Conversazioni agghiaccianti'

BARI - Eli Bombataliev era pronto a partire, forse per il Belgio. Il 38enne ceceno arrestato con un fermo d'urgenza tre giorni fa a Bari con l'accusa di essere pronto a compiere un attentato terroristico aveva probabilmente chiara la sua meta. Il sospetto che la sua destinazione fosse proprio questa deriva da alcuni contatti tenuti di recente con soggetti ceceni come lui residenti in Belgio e sottoposti a indagini sul terrorismo. L'uomo avrebbe fatto parte del commando di jihadisti aderenti al gruppo terroristico 'Emirato del Caucaso' che diede l'assalto alla 'Casa della Stampa' di Grozny, la capitale della Cecenia, la notte tra il 3 e il 4 dicembre del 2014, in cui morirono 19 persone. Il ceceno, inoltre, avrebbe combattuto tra le file dell'Isis in Siria tra il 2014 e il 2015.

Arrestati anche la moglie e i fratelli
Arrestate oltre a lui altre tre persone, espulse, la moglie russa e due fratelli albanesi di 23 e 26 anni, parte della sua rete di contatti e a quanto pare sottoposti al suo rigido indottrinamento. La moglie, che viveva a Napoli, avrebbe subito una vera e propria istigazione al martirio attraverso un lungo percorso di persuasione, fino a quando lui le ha chiesto esplicitamente di diventare una "shahidka", una donna kamikaze. Ma la risposta della donna è secca: "Visto che hai un'altra moglie, che si sacrifichi prima lei" e lui le conferma, in realtà, che la sua prima moglie, su cui sono tuttora in corso indagini, "è già pronta".

"Conversazioni agghiaccianti"
Nell'ultima telefonata intercettata, del 29 giugno scorso, l'uomo racconta di essere in attesa del permesso di soggiorno per poi partire. Bombataliev, nomen omen verrebbe da dire, era pronto a morire per la jihad. "Se domani mi chiamano per offrire me stesso lo devo fare per forza" si sente al telefono. «Conversazioni agghiaccianti", così le ha definite il procuratore di Bari Giuseppe Volpe. L'inchiesta «Caucaso Connection» era partita nel marzo scorso dopo il fermo di un tunisino, disposto sempre dalla Dda di Bari, accusato di apologia di terrorismo. Ricostruendo la sua rete di contatti, gli uomini della Digos sono poi risaliti a Bombataliev.

Arrivati a lui indagando sui foreign fighters in transito in Italia
Le indagini sono state svolte dalla Digos, coordinata dal procuratore distrettuale di Bari e dell'Antiterrorismo, mentre tutti gli accertamenti relativi al finanziamento del terrorismo sono invece stati eseguiti dal Gico della Guardia di Finanza. Il gip del tribunale di Foggia, dove aver convalidato il fermo, ha disposto nei confronti del ceceno la custodia cautelare in carcere. I reati ipotizzati nei suoi confronti sono associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione a commettere delitti. All'uomo, segnalato dall'Aisi, si è arrivati indagando sui foreign fighters ceceni dell'Isis in transito in Italia ed in collegamento con i terroristi, sia in Siria sia negli altri paesi europei e del Caucaso.