19 luglio 2019
Aggiornato 09:30
Emergenza sbarchi

Bonino ribadisce: «Non ho rivelato nulla, chi lo dice è superficiale»

La dirigente radicale: «I piani operativi prevedono esattamente che il coordinamento di tutti gli sbarchi è deciso dal centro di Roma e che devono avvenire in Italia. Questo non è un segreto di Stato»

ROMA - «Quando ci si occupa di un tema è bene non farlo in modo approssimativo, perché i piani operativi che riguardano sia Triton che Sophia prevedono esattamente che il coordinamento di tutti gli sbarchi è deciso dal centro di Roma e che devono avvenire in Italia. Questo non è un segreto di Stato, salvo che quando ci si occupa di un tema in modo approssimativo non si guardano i documenti, ma questo è esattamente quello che è successo». Lo ha detto Emma Bonino a Radio Radicale. «Tanto è vero - ha proseguito l'ex ministro degli Esteri - che il ministro Minniti chiederà di rivedere i piani operativi, in particolare quello che riguarda Sophia, che stabilisce che il coordinamento di tutti gli sbarchi è fatto dal centro di Roma e che gli sbarchi debbono avvenire in Italia, facendosi responsabile anche della zona di search and rescue non solo quella di competenza dell'Italia, ma anche quella decisa e stabilita da Malta. Francamente non c'è alcun accordo indicibile».

«Riccardo Magi di Radicali Italiani e la Comunità di Sant'Egidio hanno fatto un'altra proposta all'interno della legalità dell'Unione europa - ha proseguito Bonino - e cioè l'applicazione della direttiva 55 del 2001, usata anche ai tempi del 2011 del grande esodo dalla Tunisia, che prevede i permessi umanitari temporanei di 6 mesi, rinnovabili ad un anno e che danno a queste persone la possibilità che un paese dia dei permessi umanitari tempoeranei che quindi l'accolgano sul territorio italiano e che sono validi in tutti Europa».

«Ma la strada vera da accogliere è quella della integrazione dei 500mila cosiddetti clandesini presenti già in Italia - ha concluso Bonino - che è il senso della raccolta firme che portiamo avanti (come Radicali Italiani, n.d.r.) con moltissimi operatori del settore, molte Ong, molti sindaci, campagna che si chiama 'Ero staniero' e che è la strada di legalizzazione in base al lavoro, che aiuterebbe nel senso della sicurezza e della legalità, un modo ordinato e umano di gestire questo problema».