24 giugno 2021
Aggiornato 13:30
Marra: 'Sindaco senza palle...'

Roma, Raggi nella bufera per le chat con Marra. Avvocato M5s: «Se patteggia via il simbolo»

Non c'è pace per Virginia Raggi, da un anno a questa parte sindaca di Roma per il Movimento Cinque Stelle. Dopo la chiusura delle indagini che potrebbe preludere a un rinvio a giudizio, i media continuano a parlare delle chat intercettate che getterebbero un'ombra sulla sindaca

ROMA. - Non c'è pace per Virginia Raggi, da un anno a questa parte sindaca di Roma per il Movimento Cinque Stelle. Dopo la chiusura indagini, che potrebbe preannunciare un probabile rinvio a giudizio per falso e abuso relativamente alle nomine di Renato Marra (fratello di Raffaele) e Salvatore Romeo, i quotidiani non fanno altro che parlare delle chat intercettate in questi giorni. Conversazioni che, secondo alcuni, smentirebbero la versione della sindaca.

Le intercettazioni
L'ultima e una delle più significative risale al novembre scorso, fine 2016, ed è Raffaele Marra che parla della prima cittadina con Concetta, una sua amica, lamentandosi dei tentennamenti sulla nomina del fratello a capo del dipartimento Turismo del Campidoglio. Per Marra la Raggi non avrebbe «sponsorizzato» a sufficienza il consanguineo. «Allora tu (riferendosi al sindaco) dovevi avere il coraggio di dire guarda, è uno dei più bravi che ci stanno, lo volevo fare comandante, per non creare un problema l'aggio fatto direttore d'o turismo. Non lo volete al turismo? Bene, lo riporto al corpo di polizia, lo faccio vicecomandante come lo volevo fare».

Marra: 'Non c'hai le palle...'
Marra è piuttosto esplicito. «Non ci hai le palle di poterglielo dire? E allora che c...o lo fai a fare 'o sindaco, scusami? Mi pare talmente scontata sta cosa. Tu hai colloquiato tutti (i candidati, ndr), hai detto che tra i tre più bravi c'è mio fratello per fare il comandante, e anzi ti sei dispiaciuta che per problemi politici non lo può fa comandante sennò ti scoppia un putiferio. Poi mi vieni a rompere?». Marra, nelle intercettazioni, attribuisce i tentennamenti della prima cittadina al «minidirettorio» del Movimento che remava contro di lui. Quindi, sussiste il dubbio di eterodirezione del Campidoglio da parte di Davide Casaleggio, come dimostrerebbe una chat, pubblicata ieri dalla Stampa, nella quale la Raggi «gira» a Marra un messaggio con le direttive su come replicare alle polemiche sull'emergenza abitativa, speditole proprio da Casaleggio.

Se patteggia, via il simbolo
In questo complesso scenario, Andrea Ciannavei, avvocato che ha difeso il "brand" M5s in vari processi, al Messaggero afferma: «Non lo dico io: lo dice il codice etico del M5S. Con la condanna in primo grado o con il patteggiamento saremo costretti a togliere il simbolo alla sindaca Virginia Raggi». Poi, però, precisa: «In questo momento non è assolutamente nei nostri pensieri, non ci pensiamo neanche a un'ipotesi del genere, perché non è all'orizzonte. È un'ipotesi a cui non vogliamo pensare e non ci sono motivi per pensarci. Sul rinvio a giudizio il codice etico è molto chiaro: può rimanere. Al contrario, per la condanna in primo grado si procede con fermezza». Sulla possibilità che ci siano eccezioni o strappi alle regole, Ciannavei è netto: «No, il nostro è un meccanismo molto più rigido rispetto a quello degli altri partiti che non si sono dotati di questi accorgimenti». Dal canto suo, la Raggi afferma di continuare a sentirsi sostenuta da Casaleggio: «Assolutamente sì, non ho dubbi»., ha risposto ai giornalisti.