27 giugno 2017
Aggiornato 21:00
Dopo la bollente giornata politica di ieri

Perché 160 Paesi nel mondo hanno detto «no» allo ius soli

Per i suoi sostenitori è una norma di civiltà, ma lo ius soli, nel mondo, non è affatto la regola. Anzi: più passa il tempo, più a livello globale si sente la necessità di mettere dei paletti precisi nel processo di acquisizione della cittadinanza

ROMA - Ius soli: che il tema fosse caldo, anzi bollente, lo si era capito; forse, però, nessuno avrebbe potuto immaginare che lo sarebbe stato al punto da scatenare una vera e propria rissa in Senato. Non solo la politica è divisa sul tema: anche l'opinione pubblica lo è. I sostenitori dello ius soli lo definiscono una norma di civiltà, che garantisce la cittadinanza a chi sia nato o vissuto a lungo nel nostro Paese (a determinate condizioni), e ne abbia appreso la lingua e la cultura. Non solo: secondo i suoi difensori, lo ius soli garantirebbe un processo di integrazione che potrebbe influire positivamente sulla vita della comunità, limitando episodi di radicalismo che spesso nascono proprio da un sentirsi estranei al Paese in cui si vive. 

Un trend sempre più restrittivo
E poi c'è chi pensa il contrario: soprattutto in un'epoca in cui la globalizzazione sembra cancellare le identità nazionali e in cui siamo sempre più minacciati da forme di radicalismo islamico, la cittadinanza bisogna guadagnarsela. Ed è meglio essere un po' più restrittivi che il contrario. Ma come si comportano gli altri Paesi? In effetti, non si può dire che il trend globale deponga a favore dello ius soli, che, pur essendo tipico dei Paesi anglosassoni, nel mondo non solo non è così diffuso come si potrebbe chiedere ma addirittura è in diminuzione. In Irlanda, ad esempio, un referendum nel 2005 lo ha abolito con il 79% dei voti. Anche nel Regno Unito le leggi sono diventate più restrittive: per i nati dopo il 1983, infatti, non si diventa automaticamente cittadini britannici se nati sul territorio di Sua Maestà, ma bisogna discendere da almeno un genitore britannico (non più solo il padre) o da genitori che abbiano un permesso di soggiorno stabile sul territorio del Regno Unito.

160 Paesi hanno lo ius sanguinis
Nel mondo, la maggioranza degli ordinamenti segue lo ius sanguinis, considerando propri cittadini coloro che nascono da almeno un genitore cittadino di quello stato. Sono circa 160 i Paesi che, ad oggi, seguono lo ius sanguinis. La stessa Germania, che pure ha lo ius soli, ha messo dei paletti precisi: cittadinanza ai nuovi nati solo se i genitori hanno un permesso di soggiorno da tre anni e risiedano nel Paese da almeno otto anni. Solo la Francia ha uno ius soli «doppio»: chi nasce da genitori stranieri ma nati in Francia diventa presto cittadino, oppure si diventa francesi dai 18 anni in su se si hanno genitori stranieri che però risiedono nel Paese da almeno cinque anni. Ma, dicono i detrattori, gli ultimi attentati hanno dimostrato come non possa considerarsi un esempio di integrazione efficace.