27 giugno 2017
Aggiornato 22:30
Presentata mozione di censura, ma il Pd blinda Roberta Cocco

Beppe Sala e il silenzio sull'Assessora al Digitale azionista di Microsoft per 4 milioni

Fosse accaduto in Campidoglio, apriti cielo. Invece è accaduto nella Milano di Beppe Sala, e quasi nessuno ne parla. Perché una mozione di censura impedisce il dibattito pubblico

L'assessora alla Trasformazione digitale del Comune di Milano Roberta Cocco.
L'assessora alla Trasformazione digitale del Comune di Milano Roberta Cocco. (ANSA/STEFANO PORTA)

MILANO - L'attenzione spasmodica della stampa nazionale sulle vicende della sfortunata sindaca pentastellata Virginia Raggi si è un po' attenuata solo negli ultimi giorni, quando è emersa una vicenda impossibile da passare sotto silenzio: lo scandalo Consip. Ma per settimane, mesi, le prime pagine dei nostri giornali sono state dedicate alle vicissitudini capitoline, mentre si taceva tenacemente di ciò che accadeva nella capitale economica del nostro Paese, Milano. Addirittura quando Beppe Sala si è autosospeso per qualche giorno a causa delle indagini a suo carico per i fatti connessi alla più grande gara d'appalto di Expo 2015, la notizia ha conquistato tutto sommato poche righe. Quando poi, il giorno successivo, «certo» della sua «innocenza», Sala è tornato a vestire i panni di primo cittadino, tutto si è sgonfiato. E oggi di Milano nessuno parla più.

L'Assessora al Digitale azionista di Microsoft
Lo facciamo noi, perché la realtà è che neppure il capoluogo meneghino in mano al Pd corrisponde all'immagine di trasparenza ed efficienza che gli attribuiscono, in netto contrasto con il caos romano. Tutt'altro. La scorsa settimana, infatti, il Consiglio comunale in gran segreto ha bocciato la mozione di censura presentata dall'opposizione a Roberta Cocco, assessore della Trasformazione digitale del Comune e manager di Microsoft in aspettativa, finita nella bufera, tra l'altro, per aver pubblicato in ritardo i suoi redditi pubblici sul sito di Palazzo Marino e per un «errore» nel computo delle azioni della Microsoft in suo possesso. Azioni che, per la cronaca, valgono quasi 4 milioni di dollari. «Non è un mistero che Microsoft ricompensa i suoi dipendenti con delle stock options — ha spiegato l’Assessora —, che dopo 25 anni nel mio caso hanno raggiunto una cifra considerevole, ma che è frutto del mio onesto lavoro».

Niente dibattito trasparente
Il Pd, con l'assist del Centrodestra, non ha permesso un dibattito aperto e trasparente sulla vicenda, utilizzando lo strumento della mozione di censura per discutere della questione a porte ben serrate. E in fatto, del caso Cocco si è sentito poco o nulla da parte dei giornali e dei media, che probabilmente, bisogna ammetterlo, avrebbero avuto le orecchie ben rizzate se qualcosa di simile fosse avvenuto in Campidoglio.

Il conflitto d'interessi c'è...
Le opposizioni, però, non sono soddisfatte dell'epilogo della vicenda. Secondo i Cinque stelle, le azioni milionarie del colosso dell'informatica potranno avere un peso quando l'Assessora si troverà a decidere a quale azienda destinare milioni di euro. Patrizia Bedori è stata chiara: «Come abbiamo già detto, non abbiamo nulla contro i manager che decidono di impegnarsi in politica, a patto che questi non siano collocati in ruoli nei quali si trovino ad assumere scelte che possano astrattamente favorire i loro datori di lavoro o le aziende a queste connesse — ha osservato — con scelte chiaramente antitetiche rispetto all’interesse dei cittadini, soprattutto se, come nel caso specifico, stiamo parlando di una manager in aspettativa e che quindi tornerà a lavorare per Microsoft».

... e va dichiarato
Anche per Stefano Parisi il conflitto d'interessi c'è e «l’assessore non fa bene a negarlo. L’importante è che questa situazione venga spiegata perché il conflitto può essere gestito ma va dichiarato. Il tema della trasparenza è molto importante e il dibattito interessa l’intera città, non c’è un’eticità che non può essere messa in discussione», ha concluso. Milano, come si vede, non è proprio il Paese dei balocchi.