27 giugno 2017
Aggiornato 12:02
Enti locali

Ora è legge: «Veneto first» negli asili della Regione

Corsia preferenziale nei nidi comunali veneti per bambini disabili e per i figli di chi risiede o lavora nel territorio «da almeno quindici anni» dopo l'approvazione della norma a firma dell'ex leghista e «tosiano» di ferro, Maurizio Conte

Corsia preferenziale negli asili del Veneto per bambini disabili e per i figli di chi risiede o lavora in Regione da almeno quindici anni
Corsia preferenziale negli asili del Veneto per bambini disabili e per i figli di chi risiede o lavora in Regione da almeno quindici anni (ANSA/ CIRO FUSCO)

VENEZIA – Corsia preferenziale negli asili del Veneto per bambini disabili e per i figli di chi risiede o lavora in Regione «da almeno quindici anni».

Forza Italia astenuta, contrari M5s e Pd
Il consiglio regionale veneto ha approvato la proposta di legge, a prima firma dell'ex leghista e «tosiano» di ferro, Maurizio Conte con quella della collega Giovanna Negro, con cui è stata modificata la legge regionale sulla disciplina per i servizi educativi alla prima infanzia, la legge regionale 32 del 1990. In pratica quindi è stata tolta la possibilità ai sindaci di decidere autonomamente il limite di anni di residenza in Veneto (solitamente tra i 5 e i 10), richiesti per «passare davanti» nelle liste di attesa degli asili nidi pubblici. La legge è passata nonostante l'astensione del gruppo di maggioranza di Forza Italia, che hanno chiesto di non «ideologizzare» la questione e con il voto contrario delle opposizioni di Movimento 5 stelle e Partito democratico.

La questione Isee
La legge, ha spiegato Negro, vuole essere un messaggio forte e chiaro al governo nazionale: «Veneto first» spiegando che «siamo costretti a prendere iniziative simili perché lo Stato continua a tagliare». Secondo Negro si tratta anche di una norma utile a dare risposta all'esigenza di «genitori che vivono e lavorano in Veneto da sempre che a causa del reddito Isee alto si vedono scavalcati nelle graduatorie per l’accesso ai nidi comunali e per poter mantenere il lavoro sono costretti a pagare rette altissime nei nidi privati. Questo a favore di genitori arrivati qui da qualche anno, con Isee basso, talvolta anche perché uno dei due non lavora. Che poi scusate: se un genitore è disoccupato, perché non tiene il figlio con sé a casa, lasciando il posto a chi ne ha bisogno?».