19 aprile 2024
Aggiornato 10:00
Giustizia e politica

Fini, Tulliani, Montecarlo. Lui: «E' un atto dovuto. Sapevo perfettamente che sarebbe successo»

Avviso di garanzia consegnato all'ex leader di Alleanza nazionale dalla Procura di Roma. Le indagini, affidate ai militari della Gdf dello Scico hanno ricostruito responsabilità oltre che per il politico anche per la moglie, Elisabetta Tulliani e i parenti più stretti di lei Sergio e Giancarlo Tulliani a cui sono stati sequestrati preventivamente bene per 5 milioni di euro

Gianfranco Fini indagato per riciclaggio dalla Procura di Roma
Gianfranco Fini indagato per riciclaggio dalla Procura di Roma Foto: Angelo Carconi ANSA

ROMA – Gianfranco Fini indagato per riciclaggio: lo scoop è dell'Espresso, che in un articolo a firma di Paolo Biondani ha anticipato l'avviso di garanzia consegnato all'ex leader di Alleanza nazionale dalla Procura di Roma, tirando in ballo la nota vicenda dell'appartamento di Montecarlo, che non ha abbandonato Fini da quando ha lasciato il Popolo della libertà. Lui ha spiegato al Corriere della Sera di non essere stupito della cosa: «E' un atto dovuto. Sapevo perfettamente che sarebbe successo. Certo che me l’aspettavo. Tra l’altro, ieri come oggi, ho piena fiducia nell’operato dei magistrati che indagano».

Sequestrati 5 milioni alla moglie di Fini
Le indagini, affidate ai militari della Gdf dello Scico hanno ricostruito responsabilità oltre che per il politico anche per la moglie, Elisabetta Tulliani e i parenti più stretti di lei Sergio e Giancarlo Tulliani a cui sono stati sequestrati preventivamente beni per 5 milioni di euro, con riferimento ai reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere dal 2008. Questi reati, spiega la Gdf in una nota, hanno condotto ad un profitto illecito superiore a 7 milioni di euro.

I rapporti con Francesco Corallo
Il sequestro odierno è una conseguenza dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, datata 13 dicembre 2016, nei confronti di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta in quanto capi e partecipi di un'associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il profitto illecito dell'associazione, oggetto di riciclaggio, una volta depurato, è stato impiegato da Francesco Corallo (il re delle slot machine) in attività economiche e finanziarie, nonché in acquisizioni immobiliari. Ma è stato destinato anche ai membri della famiglia Tulliani.

Le accuse di riciclaggio
Le perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani, eseguite contestualmente all'ordinanza di custodia cautelare, nonché l'esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia Tulliani hanno disvelato nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio poste in essere da Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani. «Costoro dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo ed operati da Rudolf Baesten - spiega la Gdf - privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, hanno ulteriormente trasferito ed occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell'associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all'estero».

Rispunta l'appartamento di Montecarlo
Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l'altro, sono stati i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari siti nel comprensorio di Roma e provincia. Nonché il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell'appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all'intera creazione delle società offshore dei Tulliani.