15 ottobre 2019
Aggiornato 12:30
Meloni e Salvini presenti (e indignati) a Basovizza

Foibe, nel Giorno del Ricordo la ferita che lo Stato non riesce proprio a rimarginare

Sergio Mattarella, Piero Grasso e Laura Boldrini, hanno disertato quel minimo di ufficialità che con estrema fatica, ma con merito, è stata fissata per legge nel 2004. Lo sdegno di Salvini e Meloni

FOIBA DI BASOVIZZA - Come un buco nella memoria collettiva di un Paese che fatica maledettamente a ricomporre la propria vicenda nazionale anche quest'anno la "Giornata del ricordo", chiamata a celebrare la tragica vicenda degli italiani infoibati dai partigiani di Tito e degli esuli dalmato-giuliani rimossa dalla storiografia mainstream per decenni, è condivisa a targhe alterne. Addirittura quest'anno anche le più alte cariche dello Stato, Sergio Mattarella e Laura Boldrini, hanno "disertato" quel minimo di ufficialità che con estrema fatica, ma con merito, è stata fissata per legge nel 2004. Dure, da questo punto di vista, le parole di condanna che sono giunte dall'opposizione per la scelta del capo dello Stato che ha fissato in agenda per il 10 febbraio una missione a Madrid invece di presenziare nei luoghi del ricordo – le famigerate cavità carsiche presenti in Friuli Venezia Giulia - dove sono stati fisicamente gettati migliaia di civili, molti ancora in vita, "colpevoli" di essere italiani.

Una data che racconta una lunga ingiustizia
La scelta di istituire la giornata il 10 febbraio non è casuale. Lo stesso giorno del 1947 venne firmato infatti il trattato di pace che assegnava l’Istria e buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia. Questa data segna la conclusione di una vicenda di violenza che parte drammaticamente dopo l'8 settembre del '43 quando in quei territori i partigiani slavi iniziarono a vendicarsi dando la caccia "all'italiano", fascista e non, gettando i loro corpi con le mani legate nelle tante foibe presenti nei territori del Carso. Ovviamente la repressione diventa di massa nel 1945, quando le truppe jugoslave di Tito occupano Trieste, Gorizia e l'Istria. Le vittime saranno italiani di ogni colore: dai fascisti ai liberali, dai sacerdoti alle donne. Una pulizia etnica che conterà alla fine quasi ventimila vittime accertate e che, dopo la ratifica il trattato di pace, significherà anche l'esilio di 350mila italiani d'Istria e Dalmazia. Una vicenda, questa, che ha dovuto aspettare quasi sessant'anni per trovare "spazio" tra le celebrazioni ufficiali della storia nazionale.  

L'attacco di Meloni da Basovizza 
Proprio da Basovizza, in diretta su Facebook, Giorgia Meloni ha commentato con amarezza la mancata presenza dei rappresentanti dello Stato: "Oggi in occasione del 10 febbraio, Giorno del Ricordo, sono alla cerimonia ufficiale alla foiba di Basovizza. Dispiace l'assenza del Presidente della Repubblica Mattarella. Perché il ricordo di quei figli d'Italia massacrati è doveroso, e perché ci ricorda che la nostra libertà non è scontata». A Roma, addirittura, il Comune ha scelto di tagliare proprio sul viaggio del "ricordo". Per protesta i consiglieri capitolini di FdI che in Aula Giulio Cesare hanno esposto uno striscione con scritto "Roma non scorda». Come risposta il presidente grillino dell'Aula Marcello De Vito non ha trovato di meglio fare che disporre l'espulsione dei consiglieri che protestavano "contro il mancato stanziamento in bilancio dei fondi per il viaggio del ricordo nei luoghi delle Foibe». Amara la conclusione di questi : "Non ci era riuscito Marino a cancellarlo, lo ha fatto il M5S". 

Il convegno "schock" alla Camera 
Se la Roma del sindaco pentastellato Virginia Raggi "taglia" i viaggi di istruzione, alla Camera dei deputati è andato in scena addirittura un convegno "riduzionista" sul tema delle foibe. Ospite dell'Aula presieduta da Laura Boldrini, a poche ore dal giorno del ricordo, è stata la storica Alessandra Kersevan la quale, invitata da Sinistra italiana,  ha tenuto un incontro dal titolo più che provocatorio - "Il giorno del ricordo, l’insufficienza storica e culturale delle parole che lo istituiscono e lo celebrano" - e con tesi di fondo tipo questa: "Commemorare i morti nelle foibe significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo». Scelta, questa del congegno con la Kersevan, che ha scatenato la reazione del leader della Lega Nord Matteo Salvini: "Dov'è la Boldrini sempre pronta a difendere i diritti di tutti? Se n'è accorta che ospiterà alla Camera una negazionista?".

Salvini al Magazzino 18 
Per la giornata del ricordo Salvini ha scelto di partire da Trieste, precisamente dal Magazzino 18, lo stabile del Porto Vecchio che raccoglie oggetti e memorie degli esuli giuliano-dalmati diventato famoso grazie alla trasposizione teatrale di Simone Cristicchi: "Questi erano nostri fratelli, questi erano veramente nostri concittadini che scappavano dalla guerra, dal terrore e dalle persecuzioni. Questi erano esuli" ha spiegato il segretario leghista. "Questa è storia - ha commentato ancora Salvini - onore a chi l'ha tenuta viva per tanti anni, dispiacere perchè hanno tentato di nasconderla, e anche oggi qualcuno cerca di farlo. Purtroppo, per la stragrande maggioranza dei giornali, delle tv e radio italiane, questa giornata non esiste, queste persone non esistono e questa è una vergogna".