16 luglio 2024
Aggiornato 06:00
Movimento 5 stelle

Mentana rinuncia a querelare Grillo: «Non me ne frega niente di fare il fenomeno»

«La rettifica (chiamiamola così) del m5s fa obiettivamente venir meno gli estremi per un passo giudiziario» ha scritto il direttore del Tg La7 aggiungendo: «Resta un giudizio da parte mia duramente critico per l'idea delle giurie popolari»

ROMA - Il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana ha rinunciato alla preannunciata querela contro Beppe Grillo per l'immagine del suo Tg associata al post sul blog del leader con il quale venivano messe all'indice le bufale dell'informazione tv e stampata. La rinuncia fa seguito alla correzione di tiro del blog di Grillo nei suoi confronti.

"Non me ne frega niente di fare il fenomeno"
«So che gli amanti del sangue social - ha annunciato Mentana- vorrebbero che lo scontro andasse avanti fino alle estreme conseguenze, e del resto su Twitter sta proseguendo nei miei confronti il trattamento che potrete verificare, da parte di tanti pasdaran che forse non aspettavano altro. Ma la rettifica (chiamiamola così) del m5s fa obiettivamente venir meno gli estremi per un passo giudiziario». «Mi sono mosso - sottolinea il direttore del TgLa7- per difendere la reputazione del tg che dirigo da un'accusa grossolana e infamante per qualunque testata, e sicuramente del tutto fuori luogo per il Tgla7. Non me ne frega niente di 'fare il fenomeno».

"Viva il libero confronto, senza liste di proscrizione"
«Il mio campo - scrive Mentana sul suo profilo Facebook- è quello della libera e corretta informazione, non quello delle gare tra forzuti della politica o del web. Anche in queste 24 ore ho avuto a cuore che le notizie politiche del mio tg fossero sine ira et studio nei confronti di tutti, come è sempre stato. So che si scriverà che Grillo ha avuto paura della querela, che io ho avuto paura di perdere i telespettatori grillini, etc. Chissene, per quel che mi riguarda». «Fuori dalla querelle legale -prosegue Mentana- resta un giudizio da parte mia duramente critico per l'idea delle giurie popolari: ai più ilari ricordano il festival di Sanremo, ai più preoccupati la Cina della Rivoluzione Culturale. Per me è solo un'idea sballata, concettualmente e fattualmente: anche il m5s ha scelto uomini suoi, e non, quando si è trattato di indicare la guida della commissione parlamentare di vigilanza o un consigliere di amministrazione Rai, seguendo criteri di competenza. Nessuno ha diritto a essere legibus solutus, ma gli organismi di garanzia non possono mai essere tribunali del popolo. Comunque, viva il libero confronto senza anatemi e liste di proscrizione».

"Tonnellata di tweet infamanti"
«Un ultimo pensiero - ha concluso il direttore del TgLa7- per i dettaglianti del veleno via web: la tonnellata di tweet infamanti (nelle intenzioni) sono riusciti a isolare, al di là degli insulti a prescindere, solo tre gravi macchie. Il 77esimo posto dell'Italia, la cui responsabilità grava evidentemente sulle mie spalle. Un vecchio tweet di Enrico Letta, che avrei avuto l'incoerenza di non querelare. E il fatto che il primo dei miei quattro figli (29 anni) è iscritto al Pd. Prove schiaccianti, direi. Come simulazione di giuria popolare poteva andare peggio»