23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Cade il primato morale, i giudici non sono infallibili

Nuovo codice etico per il M5s. Beppe Grillo alza le difese contro la tempesta giudiziaria in arrivo

Il nuovo codice etico pone un limite alla deriva giustizialista: in caso di avviso di garanzia l'espulsione non sarà immediata e verrà valutata caso per caso

Il fondatore del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo.
Il fondatore del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo. Shutterstock

ROMA - Finisce il tempo del giustizialismo, e per il M5s e si apre una fase di maturità che porterà il partito di Beppe Grillo ad una prospettiva di governo più solida. Prima di essere travolto dalla più classica delle nemesi, il M5s si dota di un codice etico che recide il doppio filo che legava i grillini al partito dei giudici. Beppe Grillo e il suo stato maggiore passano alla seconda fase, quella di governo. Abili nello sfruttare l’eterna crisi morale italiana, sono riusciti in pochi anni a raggiungere vette di consenso che li hanno portati a governare Roma, specchio fedele in cui può riconoscersi una buona parte d’Italia. Da giorni si sussurra di un prossimo avviso di garanzia per la sindaca Virginia Raggi, probabilmente a causa di una intercettazione telefonica. Da qui l’accelerazione verso un forma di tutela politica che salvaguardi l’operato di governo dalle vicende minori. Ovviamente i critici sottolineano che il cambio di rotta giunge solo quando a pagarne le conseguenze potrebbe essere un esponente del M5s. Non tarda a sottolinearlo Federico Pizzarotti, sindaco di Parma: «Quando il Movimento 5 Stelle mi aveva sospeso illegittimamente mancava un regolamento sulle sospensioni e uno sul codice di comportamento. Nelle controdeduzioni che mi erano state chieste lo feci notare: impossibile e illegittimo sospendermi se mancano i regolamenti per farlo. Da parte dei vertici silenzio assoluto, lo stesso da parte del direttorio, ora rottamato senza neppure una spiegazione. Oggi, a distanza di ben sei mesi, è arrivata la conferma di quanto ho sempre fatto notare. Il punto è semplice: chi fa notare le incongruenze e i gravi errori di una forza politica non è un traditore, né un infiltrato, ma una persona che con onestà intellettuale dice le cose esattamente come stanno, proponendo giuste soluzioni e senza aver paura delle conseguenze di tenere la testa alta. Chi tace, piega la testa e non sa formulare un benché minimo pensiero critico è solo uno yesman. E oggi continuo a vedere molti yesman, ma pochi politici con una loro coerenza e una loro autonomia.» Risulta sempre più evidente che l’estromissione di Pizzarotti dal M5s è avvenuta per motivi politici legati all’attuazione del programma di governo, ed anche al sedicente «eccessivo protagonismo mediatico» di cui spesso è accusato.

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Dalla morale all’ideologia?
La necessaria sterzata garantista avviene probabilmente per due ragioni: l’azione amministrativa espone a rischi non direttamente riconducibili alla volontà del singolo. La gogna a cui è sottoposta Virginia Raggi va al di là dei suoi demeriti, e la stessa intercettazione di cui si vocifera non avrebbe connotazioni penali dirette. Secondo: in Italia la magistratura non è un potere super partes: le inchieste romane, serie sul piano meramente etico, hanno messo in luce ciò che si sapeva già da anni, ovvero che lo strumento giudiziario non è scevro da ingerenze politiche. Il cosiddetto partito dei giudici esiste, ed è probabile che non tifi per il M5s. Il nuovo codice etico è un passaggio che dovrebbe alzare il livello della contrapposizione politica, spostandolo dalla morale, che rimane ovviamente un canone di civiltà, all’ideale. Un ripensamento verso la gogna scaturente da un semplici avvisi di garanzia, ormai fuori controllo per tutti. Codice etico che, inoltre, apre anche uno squarcio «garantista» nel fronte dei reati di opinione, e addirittura in quelli derivanti da «alti» fini sociali: questa ultima parte è una diretta emanazione delle vicende legate al Tav in val Susa, che vede coinvolte oltre mille persone tra indagati e condannati. A valutare gli aspetti giudiziari nel M5s sarà un collegio di probiviri, e in ultima analisi il garante, cioè Beppe Grillo. Il quale viene accusato di essere sempre più il «padrone» del M5s. Ma, a ben vedere, la stesura di regolamento simile limita i suoi poteri: l’espulsione di Pizzarotti con le norme che verranno votate dalla base non sarebbe stata possibile.

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Cambia il linguaggio grillino?
Cambierà il rapporto tra il M5s e la testata più vicina, ovvero Il fatto quotidiano, noto giornale che sostiene da sempre il primato, sempre e comunque, della magistratura? Cosa sarà delle intercettazioni, da sempre usate come grimaldello per aprire crisi politiche? Cosa accadrà alla comunicazione del M5s, centrata sulla inferiorità morale degli avversari politici? Le recenti dichiarazioni di Grillo inerenti il grave problema dei voucher, farebbero intendere una sterzata «classista» da parte del Movimento. Tutto questo non è chiaro: un movimento che da sempre si è definito post ideologico da oggi diviene anche post moralista.