11 dicembre 2019
Aggiornato 15:30

La sfida di Renzi per riprendersi il Pd: ipotesi primarie a fine febbraio

In aula si vota la fiducia al governo Gentiloni, ma in Transatlantico e negli altri corridoi di Montecitorio il Pd elabora la sconfitta al referendum e, soprattutto, discute del proprio futuro. Maggioranza gli chiede assise vere, minoranza minaccia rottura.

Il Segretario del PD, e ex Premier, Matteo Renzi
Il Segretario del PD, e ex Premier, Matteo Renzi ANSA

ROMA - In aula si vota la fiducia al governo Gentiloni, ma in Transatlantico e negli altri corridoi di Montecitorio il Pd elabora la sconfitta al referendum e, soprattutto, discute del proprio futuro. C'è Lorenzo Guerini, ci sono i leader delle correnti di maggioranza: Dario Franceschini, Andrea Orlando, Matteo Orfini, Maurizio Martina. Tutti parlano con tutti, a quattr'occhi, a gruppi, una specie di vertice informale e permanente di tutti i maggiorenti del partito. Si discute dell'assemblea di domenica, quella che Renzi ha voluto per lanciare il congresso anticipato, ma solo per eleggere il nuovo segretario, senza fare anche i congressi provinciali e regionali. C'è anche Gianni Cuperlo in molti colloqui, esponente di minoranza ma con il quale si dialoga. In molti dicono a Guerini di evitare prove di forza.

«Renzi - ragiona un franceschiniano - faccia un congresso vero, a partire dalle federazioni provinciali e regionali». Il timore, diffuso anche dalle parti della maggioranza che sostiene il leader, è quello di una corsa al plebiscito da parte senza una vera discussione nel partito, rompendo con la minoranza bersaniana. Una cavalcata renziana che «non permetterebbe di discutere su quello che è successo e su quello che vogliamo fare». E, soprattutto, che si rifletterebbe sia sulle successive liste elettorali, sia sugli equilibri interni nel partito: votare anche per i livelli locali permette alle correnti di conquistare spazi maggiori, perché il voto per il segretario arriverebbe solo alla fine e non sarebbe tutto oscurato dalla figura del leader.

I bersaniani, peraltro, fanno circolare intenti bellicosi, qualcuno ipotizza una rottura clamorosa, una vera e propria scissione, se Renzi dovesse insistere con il congresso anticipato solo per il segretario. Roberto Speranza, a 'Otto e mezzo', avverte: «Io sto nel Pd ma non a tutti i costi, non se diventa il Pdr (Partito di Renzi, ndr)».

Il leader Pd, raccontano, vuole bruciare i tempi: congresso a marzo, solo per la segreteria, e elezioni a giugno. Teme il logoramento, spiegano, non si fida del ritrovato dinamismo delle tante correnti Pd, comprese quelle che fin qui lo hanno sostenuto. Renzi, a quanto racconta ci ci ha parlato, sarebbe convinto che solo bruciando i tempi potrà tenere insieme le varie anime del partito, mentre facendo il congresso a scadenza naturale ci sarebbe tempo per tutti per trovare nuovi assetti.

Da Franceschini, ma anche da Orlando e Orfini, arrivano inviti alla cautela e rassicurazioni: continueremo a sostenerlo, è il messaggio recapitato a Guerini, ma lui faccia le cose con calma, evitando rotture con Bersani e facendo un congresso nei tempi giusti. Per dissuadere il leader si usa anche lo statuto, che prevede le dimissioni del segretario come condizione per convocare il congresso anticipato.

Il problema non è insuperabile, ma Renzi, secondo uno dei fedelissimi, starebbe valutando una soluzione alternativa: congresso in tempi più lunghi, magari a scadenza naturale, ma primarie per la scelta del candidato premier come fece proprio Bersani nel 2012, alla vigilia delle politiche. Un percorso che alle altre correnti piace ancora meno: «Che senso ha - ragiona un ex Dc - si voterà probabilmente con la legge proporzionale e noi scegliamo il candidato premier? Quello si fa con il maggioritario. E, comunque, se il punto è quello si fa presto: diciamo a Renzi che tutti noi sosteniamo lui come candidato premier e non c'è bisogno di fare primarie...».

La discussione continuerà nei prossimi giorni, nessuna decisione è stata ancora presa e anche i fedelissimi ammettono: questa è la linea al momento, domani vedremo.