15 ottobre 2019
Aggiornato 15:00

Chi manterrà il «rottamatore» Renzi? Ora è a carico di Agnese...

Lasciato palazzo Chigi il «rottamatore» ha detto addio allo stipendio e per il suo secondo «lavoro», quello di segretario del Partito democratico si è sempre vantato di non venire pagato. Adesso tocca quindi alla compagna insegnate con tre figli provvedere a tutta la famiglia

ROMA – Forse ora sarà Agnese Renzi a dover fare economie magari tagliando dalla voce abiti di lusso che ama sfoggiare, suo marito Matteo infatti è attualmente disoccupato e senza uno stipendio: a suo carico insomma. Una prospettiva difficile per una insegnante con tre figli da mantenere.

Lo stipendio da premier
Lasciato palazzo Chigi il «rottamatore» ha detto addio a tutti i privilegi riservati al presidente del Consiglio, compreso lo stipendio. L'ex sindaco di Firenze ha percepito 114mila 797 euro l'anno, l'indennità prevista per chi ricopre incarichi di governo senza essere un parlamentare, equiparata dalla legge a quella di un deputato «al netto degli oneri previdenziali e assistenziali» ma epurato dagli altri extra concessi agli onorevoli.

Segretario del Pd a 0 euro
Per il suo secondo «lavoro», quello di segretario del Partito democratico Renzi si è sempre vantato di non venire pagato, come ha scritto nelle dichiarazioni patrimoniali obbligatorie per i membri dell'esecutivo: «Il sottoscritto Matteo Renzi dichiara di avere la carica di segretario presso il Partito Democratico e di non percepire alcun compenso per tale incarico».

Al Pd basta chiedere
Questo non vuole dire che non possa chiedere di essere retribuito per guidare il Pd, creerebbe un precedente (i Dem non hanno mai stipendiato il loro leader) ma lo statuto non lo esclude e il partito ha già dipenditi sul libro paga. Nessuno della segreteria nazionale è però. Da via della Scialoja hanno commentato l'ipotesi come una probabilità «poco elegante», ha scritto il Giornale, che però ha fatto notare la vicinanza all'ex premier del tesoriere del Pd, il fiorentino Francesco Bonifazi renziano di ferro e fedelissimo del «giglio magico», così come i componenti del comitato di tesoreria.

Un partito con le casse vuote
Mantenere quel «bamboccione» di Renzi, sempre che non lo faccia il padre assumendolo nell'azienda di famiglia la Eventi6 Srl di Rignano sull'Arno, che fin'ora ha vissuto più di politica che di altro, oltre che poco elegante sarebbe anche poco oculato per il Pd che si trova con le casse dissanguate dopo la campagna milionaria per il Sì, costata ufficialmente 3 milioni di euro ma che secondo Sinistra italiana che ha depositato un'interrogazione parlamentare a riguardo sarebbe costata una decina di milioni. I parlamentari di Si hanno stimato che il costo dei soli volantini inviati nelle case degli italiani «ammonterebbe ad un importo non inferiore ai 6.500.000 di euro», mentre altri 3 milioni circa sarebbero stati investiti per consulenze, produzione e diffusione di mezzi di propaganda.