7 dicembre 2019
Aggiornato 05:00
Troppe entrate una tantum

Manovra finanziaria: Renzi tira dritto, Bruxelles anche

L'Ue ha inviato la lettera con le richieste di chiarimento sulle bozze di bilancio per l'Italia ed altri cinque o sei Paesi. Il premier ha minimizzato, «la mandano sempre». Per la prima volta si rischia la bocciatura. Brunetta annuncia «il Vietnam in Parlamento»

ROMA – Il premier italiano Matteo Renzi tira dritto: la sua discussione aperta con l'Unione europea non verte tanto a strappare «lo 0,1 per cento» di deficit in più, ma a cambiare «regole» e principi dei 28 con il chiaro obiettivo di abbandonare il Fiscal compact entro il 2017, ha spiegato ai microfoni di In mezz'ora a Rai3. Nel frattempo anche Bruxelles non sembra voler fare marcia indietro sulla lettera con le richieste di chiarimento sulle bozze di bilancio per l'Italia ed altri cinque o sei Paesi, tra cui Belgio, Spagna, Portogallo, Estonia e forse Francia e Olanda. Fonti comunitarie hanno fatto sapere che per Roma i dubbi della Commissione riguarderebbero le troppe entrate una tantum previste nella legge Finanziaria e il piano nazionale di salvaguardia antisismica, considerato strutturale e non emergenziale.

Per la prima volta una finanziaria a rischio bocciatura
Un accordo fra Italia ed Ue invece si sarebbe trovato per la questione immigrati, con Bruxelles che non ha sollevato perplessità per le voci di spesa previste dall'Italia per l'accoglienza. Ieri sera il Presidente del consiglio ha ribadito: «Noi siamo contributori dell'Europa: ogni anno diamo 20 miliardi e ne riprendiamo solo 12. Possiamo cominciare a far sì che quelli che prendono i soldi prendano anche i migranti? Ma i Paesi dell'Est salvati dalla Ue oggi chiudono le porte. E' inaccettabile». Quanto alla lettera di richiamo Renzi ha ironizzato, «la mandano sempre», sottolineando che oltre a noi ci sono altri 5 o 6 Paesi e ha concluso sul punto bollandolo come «il fisiologico dialogo tra istituzioni». Una volta ricevuta la missiva europea l'Italia avrà due settimane per rispondere alle perplessità sollevate, dopodiché se Bruxelles non si riterrà soddisfatta potrà respingere il bilancio italiano. Il problema per Roma è che avendo previsto un aumento del deficit strutturale dello 0,4 per cento nel 2017, vengono disattesi gli impegni concordati con la Commissione europea che prevedevano un taglio al disavanzo strutturale di almeno lo 0,6 per cento. Sarebbe la prima volta che l'Ue boccia una finanziaria. Quanto al Fiscal compact europeo, che arriverà a scadenza il prossimo anno e bisognerà «decidere se inserirlo fra i Trattati», Renzi ha ricordato che fu votato nel 2012 da «Monti, Berlusconi e Bersani» e che è da modificare in modo che «tenga insieme diritti e doveri». Il premier ha invitato quindi anche «gli altri partiti e le opposizioni» a rimettere «in discussione il bilancio Ue e la sua politica economica».

Brunetta annuncia il Vietnam in Parlamento
Sul piano interno invece Renzi ha risposto a chi gli ricordava che la legge di Bilancio andava presentata entro il 20 ottobre, dicendo che non si trattava di un termine «prescrittivo» e assicurando che comunque la manovra arriverà alla Camera «entro questa settimana». L'annuncio non è piaciuto alle opposizioni che hanno subito replicato per bocca di Renato Brunetta (Forza Italia, Fi), che ha parlato di «attacco alla Costituzione», accusando di «corresponsabilità» il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ha annunciato «il Vietnam in Parlamento». Dura anche Laura Castelli del Movimento 5 stelle (M5s) che ha chiesto le dimissioni del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, perché «non rispetta le regole». Non sono però le sole opposizioni ad essere «preoccupate» per il «ritardo» dell'arrivo in Parlamento della legge di bilancio, come ha spiegato la presidente della Camera Laura Boldrini, in una intervista a Repubblica. Boldrini ha detto che non vuole «fare polemica con nessuno» ma che ha il «dovere di garantire il buon andamento dei lavori» e che è «essenziale che la Camera abbia a disposizione tempo sufficiente per poter analizzare, discutere e votare» la manovra.