22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Il segretario a «Otto e mezzo»

Renzi studia una nuova governance Pd per una maggiore presa sul partito

Dopo il secondo turno delle comunali, Renzi interverrà «con il lanciafiamme» sulla struttura del partito, in primo luogo sui territori in cui si sono registrati i maggiori problemi, ma a cambiare sarà anche la struttura del partito.

Renzi studia una nuova governance Pd per una maggiore presa sul partito
Renzi studia una nuova governance Pd per una maggiore presa sul partito ANSA

ROMA - Ancora «è presto» per sapere come Matteo Renzi interverrà sull'assetto del Pd, prima c'è da aspettare il risultato dei ballottaggi. Ma qualche ipotesi già circola nell'entourage del premier.

Col «lanciafiamme» nelle zone problematiche
Renzi, a «Otto e mezzo», ha detto che dopo il secondo turno delle comunali interverrà «con il lanciafiamme» sulla struttura del partito, in primo luogo sui territori (a partire da Napoli) in cui si sono registrati i maggiori problemi. Ma a cambiare sarà anche la struttura del partito, in una azienda si direbbe la «governance», nel segno di una maggiore "presa" sul Pd. Non cambieranno i due vicesegretari: Renzi, sempre nello studio di Lilli Gruber, ha assicurato che «non ci sarà un vicesegretario unico. I problemi del Pd non li risolvi con uno o due vicesegretari, è una cosa molto autoreferenziale».

La segreteria non funziona
L'attuale forma della segreteria, però, è la convinzione del premier e dei vertici Dem, non funziona. «La segreteria viene convocata una volta ogni qualche mese - spiega un parlamentare renziano di prima fascia -, tutti i membri sono parlamentari e oggettivamente non c'è tempo per seguire l'attività parlamentare e il partito. Si possono lasciare come adesso i dipartimenti, ma su alcuni temi servono figure che lavorano a tempo pieno. Non serve una segreteria allargata come ai tempi di Bersani, bastano cinque persone, ma con un impegno univoco sul Pd. Alcuni settori non possono essere presidiati part-time, pur con tutto l'impegno degli attuali membri della segreteria». In particolare «su fronti strategici come l'organizzazione, il tesseramento, i rapporti con gli enti locali servono figure che si dedichino a tempo pieno al proprio settore, girando l'Italia, incontrando i rappresentanti locali, gli amministratori, i sindaci».

Verso una nuova classe dirigente
Se sarà scelta questa strada, ci sarà da selezionare una nuova classe dirigente. «Bisogna premiare quelli che lavorano, che vanno ai tavolini, non quelli che pensano solo alla propria carriera», ha detto sempre a «Otto e mezzo» Renzi. Pescando, dunque, più figure di giovani emergenti a livello locale che pezzi della «nomenklatura» Dem. Da questo punto di vista, appare difficile che il premier-segretario decida di rimescolare semplicemente la segreteria, aprendo alla minoranza e puntando a un organismo «di unità». «Non credo che lo farà - conclude il parlamentare - non serve una segreteria 'politica' ma una struttura operativa più efficiente». Ipotesi, al momento. Perchè comunque una vittoria o una sconfitta ai ballottaggi determinerà la «potenza» del lanciafiamme.