12 luglio 2020
Aggiornato 05:00
Il segretario in città per un incontro all'università

Salvini a Bologna, scontri polizia-collettivi. E lui: «Sgomberare i centri sociali»

Il leader leghista torna a Bologna e in città scoppia il caos: uova, carciofi e sassi contro le forze dell'ordine e manganellate contro gli antagonisti. Alcuni esponenti dei collettivi bolognesi prendono d'assalto le librerie e strappano «Secondo Matteo»

BOLOGNA - «Lancio di sassi, rami, uova e carciofi da parte dei soliti delinquenti dei centri a-sociali contro le forze dell'ordine, diversi feriti». Questo il bollettino di guerra emesso da Matteo Salvini in merito alla sua visita a Bologna per sostenere la candidatura a sindaco di Lucia Borgonzoni. I centri sociali scendono in strada e protestano per l'arrivo del leghista, intanto il leader della Lega richiama all'ordine il ministro dell'Interno: «Alfano, se ci sei batti un colpo: SGOMBERI!!!». Il leader del Carroccio non manca di ringraziare su Facebook i tanti studenti che «mi hanno ben accolto e incoraggiato».

Le «zecche» di Bologna
Dopo aver lodato rettore e università per l'eccellenza del polo bolognese, Matteo Salvini non manca di sottolineare l'esiguità dei manifestanti: «Quei 100 delinquenti rossi non sono nessuno». Lo scorso primo maggio, il leader della Lega aveva annunciato il suo arrivo nel capoluogo dell'Emilia Romagna affermando: «Le zecche a Bologna sono sempre in battaglia». Non è tardata la risposta di collettivi e centri sociali che hanno ribattuto all'affermazione del leghista con uno slogan contro il razzismo: «La zona universitaria non tollera i razzisti»

Uova e carciofi contro Salvini
Studenti e attivisti hanno tentato di ostacolare il tour elettorale del segretario della Lega Nord. Circa un centinaio di manifestanti si sono diretti verso la facoltà di Ingegneria e allo stop delle forze dell'ordine è scoppiato il (solito) putiferio: uova, carciofi e sassi da una parte e manganellate dall'altra. Nel cuore della zona universitaria, lo zoccolo duro dei collettivi bolognesi non si arrende: in piazza scendono Cua, Hobo, Làbas, già protagonisti in passato di azioni e proteste contro il leader del Carroccio. 

Le proteste
L'arrivo del leghista in città è dovuto al sostegno della candidatura a sindaco di Lucia Borgonzoni. Più volte nei mesi scorsi, Salvini aveva tentato di entrare nella zona universitaria per un incontro, ma i risultati erano stati quasi nulli. Fortissima l'opposizione dei collettivi che vivono la zona universitaria di via Zamboni, off limits per il leghista. In giornata il segretario aveva in appuntamento un incontro col rettore Francesco Ubertini alla facoltà di Ingegneria, durato appena pochi minuti. Gli antagonisti, Hobo e Cua in prima fila, hanno organizzato un presidio di protesta. Il corteo si è quindi diretto verso l'incontro Salvini-Ubertini, ma è stato fermato dagli agenti in tenuta anti sommossa.

Le scuse del sindaco
L'intervento delle forze dell'ordine si è reso necessario per respingere l'avanzata del corteo degli antagonisti. A chiedere scusa per i disordini è il sindaco Virginio Merola: «Come di consueto chiedo scusa a tutti i miei concittadini per i disagi causati dalla cinquantesima venuta di Salvini in città. Fra un mese tutto questo finirà, promesso».

Assalto alle librerie: «Secondo Matteo» strappato
L'azione degli antagonisti si sposta anche su un altro livello. Se da un lato l'idea è quella di bloccare la permanenza di Salvini in città, dall'altra c'è l'attacco al libro del leader della Lega uscito ieri nelle librerie italiane. I manifestanti del collettivo bolognese Hobo hanno fatto irruzione in alcune librerie e strappato delle copie di «Secondo Matteo». Il leader leghista posta sulla sua pagina Facebook il video degli antagonisti che assaltano la libreria e condanna il gesto: «Pazzesco – dice Salvini –. Guarda come i sinistri di HoboBologna Occupato entrano in libreria oggi a Bologna, lanciando e strappando le copie di "Secondo Matteo"!». Poi un salto indietro di oltre ottant'anni e un parallelismo celato con il celebre episodio dei libri bruciati dai nazisti Germania nazista: «Distruggere e bruciare libri, la storia insegna, non è mai sintomo di grande intelligenza».