19 giugno 2019
Aggiornato 03:30
4mila sono minori

Roma, è l'anno del Giubileo della Misericordia ma 8mila persone vivono nelle favelas

Oggi circa 4mila minori vivono in 7 insediamenti formali all'interno della Capitale e denominati dal Comune "villaggi della solidarietà". Ma di solidale non hanno nulla

ROMA - Nell'anno del Giubileo della Misericordia, a Roma, circa 8mila persone vivono ancora nelle baraccopoli. E il 53% sono minori, costretti a crescere in alloggi precari ed esposti a condizioni igienico-sanitarie da terzo mondo. Ecco (forse) il lato peggiore della nostra Capitale.

Un'altra favela è sorta a Ponte Milvio
Un'altra baraccopoli è sorta nelle vicinanze di Ponte Milvio e sembra una favela, una di quelle che credevamo di poter vedere soltanto in Brasile. E invece nella Roma del Giubileo della Misericordia circa 8mila persone vivono ancora nelle baraccopoli. I dati che stiamo per riportare sono stati raccolti dall'Associazione 21 luglio, che ha chiesto ai candidati sindaci in corsa per il Campidoglio di inserire nel loro programma elettorale la chiusura di queste vere e proprie favelas entro i prossimi cinque anni.

I "villaggi della solidarietà"
Come riporta Patrizia Caiffa sul sito del Sir (Servizio Informazione Religiosa) il problema delle baraccopoli a Roma è tutt'altro che marginale. Oggi 5mila persone e circa 4mila minori vivono in 7 insediamenti formali all'interno della Capitale e denominati dal Comune di Roma "villaggi della solidarietà", ma di solidale non hanno assolutamente nulla: case fatiscenti, costruite spesso con legno e lamiere di varia origine, pessime condizioni igienico-sanitarie e assenza di reti fognarie.

8mila persone vivono nelle baraccopoli
Alcuni di questi campi sono diventati famosi ultimamente per i recenti articoli di cronaca cittadina sui roghi tossici: si tratta di La Barbuta, Lombroso, Candoni, Gordiani, Camping River, Castel Romano, Salone. In questi campi vivono soprattutto minori, il 53% dei residenti infatti non ha compiuto la maggiore età. Le famiglie provengono dalla Slovenia, dalla Serbia, dal Montenegro, dalla Bosnia-Erzegovina, e negli anni Novanta erano in fuga dal disfacimento della ex Jugoslavia. Appartengono nella maggior parte dei casi all'etnia rom. Nell'anno del Giubileo della Misericordia e in una Capitale d'Europa non è ammissibile che 8mila persone, 4mila delle quali ancora bambini, vivano in queste condizioni. Sarà compito del futuro sindaco affrontare anche questa emergenza sociale capitolina.