7 dicembre 2019
Aggiornato 12:30

Il Pd schiera Giachetti, il centrodestra attende il «referendum» su Bertolaso

Silvio Berlusconi ha giurato che con Salvini «è tutto a posto», ma i segnali non fanno che sconfessarlo. Perchè il braccio di ferro su Bertolaso continua. E il leader della Lega non è disposto ad accettare il protetto di Berlusconi finché non saranno i romani a farglielo fare. Ma se ciò non accadesse?

ROMA - Silvio Berlusconi giura che con Matteo Salvini «è tutto a posto», ma, a giudicare dalle ultimissime puntate della «crisi» del centrodestra a Roma, quello dell'ex premier sembra più che altro un tentativo di minimizzare. Perché per lui Guido Bertolaso è «come Rudolph Giuliani», sindaco di New York, e sarà indiscutibilmente lui il candidato del centrodestra, checché ne dica Salvini. Berlusconi aggiunge anche che, quando lui e l'ex capo della Protezione Civile vanno all’Aquila, vengono puntualmente «accolti come la Madonna e il Bambin Gesù». E risponde così alle critiche di chi, dalle file della Lega e non solo, non ha mai ritenuto Bertolaso un candidato spendibile, perché già «bruciato» dai processi a suo carico. Quanto a Matteo Salvini, non affatto sembra aver cambiato idea: per quanto gli riguarda, Bertolaso non è il candidato della Lega, né di Noi con Salvini, almeno finché non saranno i romani a dare il proprio «via libera». «Tutto a posto», si diceva?

In attesa dei gazebo
La posizione di Salvini è chiara: nessun candidato «fino a quando non si esprimeranno i romani ai gazebo del 19 e del 20 marzo: se sceglieranno Bertolaso bene, sennò seguiremo altre vie. Bertolaso non è il mio candidato a meno che non me lo impongano i cittadini ai gazebo». Un compromesso, dunque, c'è, e passa per quei gazebo dove i cittadini romani sono chiamati a decidere se Bertolaso li può rappresentare o meno. Un compromesso in parte dettato da Berlusconi, che ha spiegato: «Ai gazebo ci sarà solo il nome di Bertolaso e sarà un passaggio popolare, un momento in cui spiegheremo quale sarà il programma. Non ci saranno altri nomi: Bertolaso sarà sceltissimo dai romani. Di questo ho parlato in maniera molto chiara con Salvini». Ma è chiaro che l'accordo tra i due leader non esiste: perché, se per l'ex capo del governo le consultazioni saranno soltanto l'occasione per un'investitura ufficiale del suo protetto, per Salvini dovranno invece essere il mezzo per chiamare in causa i cittadini, che - ritiene - sul nome dell'ex capo della Protezione Civile rimangono abbastanza tiepidi. Insomma, da parte del Cavaliere non c'è alcuna intenzione di rimettere in discussione nulla; per Salvini, invece, rimangono aperte (anzi, spalancate) le «altre vie».

Il tempo stringe
Di certo, dopo che le primarie democratiche hanno incoronato Giachetti, si pone perlomeno un problema di tempistiche. Perché ormai sia il Pd sia i Cinque Stelle hanno giocato le proprie carte, e l'unico candidato non ancora pervenuto è proprio quello ufficiale del centrodestra, al momento decisamente frammentato e arrancante. E se la consultazione popolare si terrà il weekend del 19 marzo, immaginiamo quanto ancora potrebbero durare le danze, nel caso in cui Bertolaso verrà bocciato: uno scenario che rimetterebbe tutto in discussione, e potrebbe obbligare i tre leader a nuovi incontri, nuovi negoziati, e, chissà, nuovi veti. Anche perchè, poi, c'è il rischio che quanto sta accadendo a Roma impatti fortemente sul futuro nazionale del centrodestra. Un centrodestra dalle grandi promesse di rinnovamento, dove i giochi non sarebbero più dovuti essere accentrati nelle mani del Cavaliere, ma sembrano esserlo ancora nei fatti. Gli azzurri, con la mossa su Bertolaso, intendono infatti rivitalizzare il partito e «rilanciare la rivoluzione realizzata da Berlusconi», come spiega a Repubblica.it il senatore Francesco Giro. Ma il Carroccio, ovviamente, è molto critico sull'eventualità che il referendum su Bertolaso diventi una sorta di consultazione sullo stesso Berlusconi. 

Salvini preferisce i candidati dei Cinque Stelle
E poi c'è Storace, che spera ancora di farcela. Per il resto, il quadro del centrodestra sembra ancora parecchio complicato. E «complicato» è solo un eufemismo, se si considera l'«endorsement» di Salvini per la candidata grillina Virginia Raggi: «Non possiamo sostenerla, è ovvio, ma a Roma ci vorrebbe una come lei. Sarebbe perfetta». Uno scivolone mediatico o una strategia precisa? Di certo, l'avvocato pentastellato, dalla sua, sembra avere una ricetta sui rom molto più consona a quella di Salvini rispetto a quanto non sia la tanto vituperata e ormai famosa gaffe di Bertolaso sul tema: «I Rom sono un’emergenza che dura da 20 anni. Ogni anno si spendono 24 milioni per mantenerli in situazione di degrado e per mantenere persone che potrebbero lavorare. Il superamento dei campi rom quindi non è più rinviabile. Queste persone hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti di tutti. Non è accettabile mantenere persone che possono lavorare», ha dichiarato la Raggi, praticamente ripetendo quanto Salvini aveva detto il 24 febbraio al campo di via Salviati a Tor Sapienza. Insomma: se Salvini arriva ad apprezzare di più un candidato di Grillo rispetto a quello del centrodestra, la situazione è grave. E non è finita qui, perché il leader della Lega considera bravissima anche l’altra candidata a Cinque Stelle di Torino, Chiara Appendino. «Anche lei è brava e va forte, mentre Berlusconi vuole farci correre con Osvaldo Napoli, ma per favore...», ha dichiarato. «Tutto a posto», dunque? Non si direbbe proprio...