19 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
«Se vinciamo a Milano, è un avviso di sfratto per Renzi»

La rimonta di Salvini contro Renzi comincia da Milano

Mentre a Roma volano i coltelli, a Milano il centrodestra si compatta intorno a Stefano Parisi, circondato dai big Mariastella Gelmini, Maurizio Lupi e Matteo Salvini. Che promette che la riconquista del capoluogo meneghino sarà l'inizio della fine per Matteo Renzi.

MILANO«Se vinciamo a Milano, è un avviso disfratto per Renzi». Matteo Salvini non usa mezzi termini, e, a fronte della pessima partenza (se di partenza si può parlare) della campagna elettorale del centrodestra a Roma, vede in Milano l'occasione per far partire la «rivolta» contro il Pd di Matteo Renzi. Il capoluogo meneghino, reduce dall'amministrazione di Giuliano Pisapia, sta particolarmente a cuore al leader della Lega. E per conquistarlo, Salvini ha scelto una strategia precisa: fare fronte comune con tutta la destra - Ncd compresa - e proporre un candidato non di bandiera, ma di esperienza. Soprattutto perché la presenza dall'altra parte di Beppe Sala, manager dell'Expo, imponeva un profilo meritevole e dal curriculum irreprensibile: tutte condizioni a prima vista soddisfatte da Stefano Parisi.

Strategie opposte
Startegie opposte, quelle dei due aspiranti a Palazzo Marino: perché se Sala ha apertamente dichiarato il suo «no» ai candidati di bandiera, Parisi ha fatto una scelta del tutto diversa. Così, alla sua presentazione ufficiale, hanno sfilato i «big» dei principali partiti del centrodestra, che alla sua campagna elettorale possono garantire facce note e ben riconoscibili. L'ultima arrivata è stata Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, il cui presidente Silvo Berlusconi si è detto fiero della «squadra ad alto livello» messa in campo nel capoluogo lombardo. Per rappresentare gli azzurri, la scelta è ricaduta sull'ex ministro dell'Istruzione: «La lista di Forza Italia conterà su apporti qualificati della società civile, del lavoro e dell'impresa insieme ai consiglieri azzurri, che in questi anni hanno svolto un'opposizione forte e coerente alla giunta di sinistra. Per sottolineare l'importanza del nostro impegno, abbiamo chiesto alla nostra coordinatrice regionale, l'onorevole Mariastella Gelmini, di essere capofila nella lista di Forza Italia», ha spiegato Berlusconi in una nota.

Salvini alla sicurezza?
Quanto a Fratelli d'Italia, se la sua leader sarà capolista nella Capitale, a Milano potrebbe metterci la faccia Ignazio La Russa, che potrebbe scalzare Riccardo De Corato, lo storico vicesindaco dei mandati Albertini e Moratti, recordman di preferenze, a destra, da sempre. Tra le file del Carroccio, invece, Salvini si è detto disponibile a fare l'assessore alla Sicurezza, anche gratuitamente. E a chi gli rivolge domande provocatorie sul sostegno di Ncd a Parisi, ipotizzando possibili alleanze a livello nazionale, il leader della Lega risponde: «Milano prima di tutto. Milano merita di piu', ha passato 5 anni grigi e per la mia citta' ci metto tutto il cuore, l'anima e l'impegno». Nessun palco diviso con Alfano, per Salvini, concentrato sulla «mia battaglia per Milano e la Lega. Siamo qui per proporre un'alternativa al terzetto Sala-Renzi-Pisapia». Pazienza, poi, se Parisi è romano: perché  «preferisco un milanese di adozione a un milanesone con la puzza sotto il naso».

Una sfida avvincente
Se a Roma, dunque, volano i coltelli, a Milano l'armonia sembra regnare sovrana. Tanto che anche Ncd avrebbe messo a disposizione un nome di punta: quello di Maurizio Lupi, fino a qualche mese fa indicato come possibile candidato sindaco. Nemmeno le tensioni tra la Lega e Alfano sembrano poter mettere in discussione la tenuta del progetto di centrodestra, che - lo ha riconosciuto anche Sala - darà del filo da torcere al Pd. Non a caso, il candidato della sinistra ha impostato tutt'altra strategia rispetto a Parisi, forse per demarcare fin da subito le differenze: «Non penso che avere La Russa, ancora, come capolista, sia un valore aggiunto. Voglio essere sicuro che chi è in lista è disponibile, poi, a fare una parte attiva e che non che si tiri indietro il giorno dopo. Se questo è il modo di lavorare della destra, cioè mettiamo delle facce che nel caso vengano elette, si ritirano, io non voglio che sia il modo di lavorare della coalizione del centrosinistra», ha dichiarato. Le ricette, dunque, sono già in partenza molto diverse. E Milano è quasi pronta per decidere se diventare o meno la città capofila nella rivolta contro Renzi.