27 novembre 2020
Aggiornato 10:00
A Milano destra compatta, a Roma decisamente spaccata

A Milano NCD fa pace con Salvini. Ma a Roma va con Marchini

Se Stefano Parisi, a Milano, avrà anche il sostegno di Ncd - con buona pace di Matteo Salvini -, Guido Bertolaso su Roma pare aver accontentato pochi e scontentato i più. Così, la destra si divide tra lui, Marchini e Storace. Con il rischio di sperperare voti

ROMA - A pochi giorni dalla discesa in campo ufficiale di Guido Bertolaso come candidato sindaco di Roma per il centrodestra, si traggono i primissimi bilanci. Il sospetto c'era già, ma ora è evidente: il nome dell'ex capo della Protezione Civile non mette tutti d'accordo a destra. Sembra già tanto che la quadra l'abbiano trovata Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi: perché se gli ultimi due sembravano più decisi a convergere su Bertolaso (salvo qualche deviazione della Meloni su Rampelli e Rita Dalla Chiesa), nelle file della Lega le perplessità erano più evidenti: soprattutto, per il processo Grandi rischi bis che vede il candidato protagonista (anche se destinato, probabilmente, all'assoluzione).

La destra romana divisa
Eppure, il nome di Bertolaso su Roma sembra aver accentuato le divisioni e le incomprensioni in una destra dai vari colori e dai vari candidati. Perché Alfio Marchini, il «gran rifiutato» dai tre leader, ha incassato il sostegno dell'area moderata: sia dai fittiani di «Conservatori e riformisti» che, primo fra tutti, da Area Popolare. La conferma è giunta dal ministro Alfano in persona: «Siamo assolutamente orientati a sostenere Marchini e non lo facciamo in una logica di partito ma in una logica civica». E poi c'è Francesco Storace: che corre da solo, ma non senza un appoggio non indifferente da parte del territorio.

Tutti gli intoppi di Bertolaso
Insomma, in attesa delle primarie del centrosinistra, la sfida a Roma appare particolarmente difficile per lo stesso centrodestra. Che pure, dal disastro Marino, poteva uscirne leggermente avvantaggiato. Invece, la divisione nel campo e la presenza di più candidati potrebbe rendere particolarmente difficile la missione di conquistare il Campidoglio. Oltretutto, Bertolaso è stato anche bocciato da influenti intellettuali di destra come Marcello Veneziani e Pierangelo Buttafuoco. Il primo l'ha definito un «candidato perdente ed estraneo a Roma», frutto di una scelta fatta «sulle rovine di Arcore». Il secondo considera addirittura «stupida la destra che va con Bertolaso e sbarra la strada a Marchini». Non ha giocato a proprio favore nemmeno il diretto interessato, che in un'intervista ha dichiarato, nel 2001, di aver votato per Rutelli, ovviamente sollevando un vespaio di polemiche a campagna neanche iniziata.

La destra meneghina compatta su Parisi (anche Ncd)
Ben diversa, invece, la situazione di Milano. Perché nel capoluogo meneghino caro alla Lega la destra pare essersi ricompattata sul candidato lanciato da Berlusconi: Stefano Parisi. Perché a Milano anche Ncd sosterrà la corsa del fondatore di Chili Tv, e Salvini, il cui veto ha sempre pesato sul partito dell'odiato Alfano, pare in proposito molto tranquillo. In un'intervista al Corriere della Sera, il segretario federale del Carroccio respinge ogni accusa di incoerenza: «Guardi che il simbolo del Nuovo centrodestra, per quanto lei faccia, non lo troverà da nessuna parte. Ci sarà, anzi ci saranno, diverse liste civiche». E aggiunge: «Il punto è molto semplice: se qualcuno, da una lista civica, vuole sostenere il nostro progetto, non si capisce perché dovremmo dirgli di no». Perché «Un conto è sostenere candidati altrui con una certa fisionomia e dalle concrete posizioni per noi inaccettabili. Cosa diversa è un nostro candidato, con un nostro progetto o che comunque sposa le nostre battaglie». Del resto, la Lombardia è da tempo teatro di «grandi intese» a destra. Intese, peraltro, che, almeno a livello regionale, hanno portato a importanti risultati elettorali. Su Roma, invece, la dispersione potrebbe non pagare affatto. Anche perché lo stesso segretario leghista ammette che, su Bertolaso, «la nostra accettazione della sua candidatura non è incondizionata». Nuovi colpi di scena in vista nella Capitale?