22 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Su Milano e Roma i candidati del Cav

Amministrative, alla fine ha vinto Silvio?

Con la candidatura di Bertolaso a Roma, si chiudono ufficialmente i «balletti» (come li ha chiamati Salvini) del centrodestra sulla Capitale. Ma un dubbio rimane: a prevalere, da Milano a Roma, è stata la linea del Cav. Dov'è finito il «nuovo» centrodestra di Salvini e Meloni?

ROMA - Habemus candidato. Alla fine, Bertolaso fu. Dopo i continui tira e molla del centrodestra sulla Capitale, minacciosi veti, nomi fatti, bruciati e inceneriti nel giro di qualche ora, c'è stato l'inatteso «ripescaggio». Il nome di Rita Dalla Chiesa aveva sparigliato le carte in tavola, ma in sottofondo rimaneva Fabio Rampelli: entrambi nomi, peraltro, proposti da Giorgia Meloni. Ma poi, il colpo di scena: a prevalere è stato il candidato di Silvio Berlusconi. Come a Milano. Ma se nel capoluogo meneghino Stefano Parisi sembra mettere d'accordo un po' tutti, lo stesso non si può dire per il nome dell'ex capo della Protezione Civile.

Bertolaso non compatta
Perché gli scandali emersi dopo il terremoto dell'Aquila, nonché il processo a carico del candidato sindaco di Roma, non sono i migliori presupposti per costruire una campagna elettorale solida e convincente. Ne era già convinto Salvini, che infatti pareva, tra i tre leader, il più scettico sul nome di Bertolaso. Ma il segretario federale della Lega non è l'unico, tra le varie file della destra, a nutrire qualche perplessità. A sua volta candidato per il Campidoglio, Francesco Storace commenta: «Berlusconi ha sbagliato tutto». Gli fa eco Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti, che in una manifestazione pubblica ha ufficializzato il suo sostegno a Marchini, gradito anche a molti big di Forza Italia. «Nulla di personale verso Guido Bertolaso - spiega - ma è di tutta evidenza che si tratta dell’autodistruzione di quel che resta del centrodestra. Tutto ciò si potrebbe ancora evitare con una scelta possibile e opportuna: le primarie. Ma Berlusconi, Salvini e Meloni hanno scelto di giocare a perdere».

I dubbi di Veneziani
Ma più che valutare la forza o i limiti della candidatura di Bertolaso, per il momento è interessante considerare le dinamiche di partito e i rapporti di forza che hanno portato a quel risultato. Perché alla fine, ad aver prevalso, è stata la linea del Cavaliere. Che dei tre leader, alla manifestazione di Bologna, sembrava quello destinato a seguire, non certo a trainare. A questo proposito, Marcello Veneziani - storica firma della destra italiana - non usa mezzi termini: «Però che brutta caduta per Salvini, e non solo per lui. Tornare all’ombra di Berlusconi, anzi del suo cadavere politico, ritrovarsi ad Arcore, sostenere candidati marziani, perdenti o estranei a Milano, Torino, Roma e Napoli per volontà di Berlusconi che ormai da anni non esprime una posizione politica e non rappresenta più il centrodestra», scrive il giornalista.

Le macerie del berlusconismo
Secondo Veneziani, Berlusconi è ormai «politicamente trapassato», il grande assente dal dibattito politico attuale. E i «giovani» promettenti del centrodestra - Salvini e Meloni -, tornando ad Arcore, rischiano di farsi «tumulare nel mausoleo egizio di Silvio, che è pronto a giocarseli al primo giro di partita». «Dove può andare», si chiede ancora Veneziani, «un’alleanza così malconcia, priva di strategia e di energia, inadatta ad attirare vita e speranze, incapace di opporre una linea appena credibile a Renzi?».Veneziani, insomma, è convinto che la via prescelta dal redivivo centrodestra sia un'autentica strategia-kamikaze. Perché, a suo avviso, è tempo di «sgomberare le macerie, non si può tornare a vivere tra le rovine». Non c'è dubbio che Bertolaso, a qualche occhio attento, possa assomigliare pericolosamente a una maceria del berlusconismo. E non dovrebbe più essere il vecchio Silvio, nel centrodestra, a guidare i giochi...