16 giugno 2019
Aggiornato 08:30
L'ex sindaco scrive a L'Espresso

Roma 2024, Marino: Sul Villaggio accordo Malagò-Montezemolo-Renzi

La sede delle Olimpiadi è stata scelta senza ascoltare i cittadini né il Comune, spiega Marino. L'ex sindaco interroga, poi, i romani: chi è che conosce ad oggi il progetto di Malagò e Montezemolo?

ROMA - La scelta della zona di Tor Vergata in cui far sorgere il Villaggio Olimpico nel progetto per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 è stata «ossessivamente caldeggiata da Giovanni Malagò, da Luca Cordero di Montezemolo e suppongo da Matteo Renzi». Lo scrive l'ex sindaco della Capitale Ignazio Marino in una lettera a l'Espresso, in edicola venerdì, che prende spunto da un'inchiesta giornalistica del settimanale in cui si sottolineava come «a Tor Vergata la Vianini del costruttore Caltagirone ha una concessione datata 1987 su terreni di proprietà dell'ateneo in parte espropriati al cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti».

Anche Renzi era d'accordo
Secondo Marino l'amministrazione capitolina ha scelto questa zona perché «ossessivamente caldeggiata» anche da Renzi e l'ex sindaco svela che la sua idea «era a favore di un lascito pubblico alla città, realizzabile nell'area fra la Flaminia e la Salaria, che consentirebbe una trasformazione urbanistica utilissima non solo al mese delle Olimpiadi ma alla vita futura di Roma. Avevamo proposto la realizzazione di un grande parco fluviale, messo al servizio dei romani lungo il Tevere, nell'area compresa tra il grande raccordo anulare e la via Olimpica, dove oggi ci sono un agglomerato spesso informe di edifici, fabbriche, depositi, la sede principale della Rai e quella di Sky». 

Il proggetto
Secondo il progetto di Marino «il complesso che ospiterà gli atleti avrebbe dovuto sorgere riqualificando strutture come un ex deposito Atac, un depuratore, un impianto per i rifiuti che volevo chiudere e parte degli edifici dell'aeroporto dell'Urbe. Cemento esistente, quindi, non nuove case, ma spazi verdi e di socializzazione intorno a strutture riconvertite. Queste strutture, una volta terminate le Olimpiadi, sarebbero state utilizzate per la nuova 'Città della giustizia'. Avremmo fatto in modo che le stanze che per un mese ospiteranno gli atleti (ne servono 9.500), divenissero uffici per giudici, procuratori, cancellieri, avvocati, eccetera», spiega Marino, che svela l'idea di tre progetti che sarebbero stati sottoposti con un referendum al giudizio dei romani.

Chi conosce il progetto di Malagò?
«Nessun romano conosce o ha condiviso il progetto che Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo presenteranno il 17 febbraio alle televisioni. Provo a fare una profezia: ci diranno che il Villaggio Olimpico si dovrà fare nel verde di Tor Vergata e si dovrà prolungare la metro C. Il risultato è che le Olimpiadi secondo il modello Renzi saranno al servizio di altri interessi, non di quelli dei romani. Per rendersene conto, basta vedere la foto del 21 febbraio scorso a Losanna: all'incontro ufficiale c'erano Renzi, Malagò e Montezemolo. Ma non c'era Roma», conclude Marino.


(con fonte Askanews)