16 ottobre 2019
Aggiornato 21:00
L'ex sindaco accostò al M5s la parola mafia

M5s: Il gip non archivia l'accusa di diffamazione a Marino

Le parole dell'ex sindaco Marino hanno «una valenza diffamatoria», trattandosi «di accostamento di per sé solo evidentemente lesivo della reputazione di un partito, che non può trovare copertura nel diritto di critica politica»

ROMA - Non finirà in archivio il procedimento a carico dell'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, accusato di diffamazione per aver accostato alla mafia il Movimento 5 Stelle «in un contesto non istituzionale quale quello di una videointervista». La decisione è del giudice del tribunale della Capitale, Cinzia Parasporo, che ordinando la restituzione degli atti alla Procura, ha disposto che venga formulata l'imputazione a carico dell'ex primo cittadino. Il documento - secondo quanto si è appreso - è stato diffuso dal M5s.

La «valenza diffamatoria»
Secondo il giudice, le espressioni usate da Marino («il movimento 5 Stelle, sperando di raccogliere maggiore consenso, fa le stesse richieste della mafia, cioè che gli onesti vadano a casa») con riferimento ad una azione politica volta a ottenere lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, hanno «una valenza diffamatoria», trattandosi «di accostamento di per sé solo evidentemente lesivo della reputazione di un partito, che non può trovare copertura nel diritto di critica politica».

La questione dei 5 Stelle
Sempre secondo il magistrato «appare avere valenza diffamatoria l'accostamento da parte dell'allora sindaco di Roma del Movimento 5 stelle alla mafia 'Sono le stesse richieste che faceva il signor Carminati e il signor Buzzi che in questo momento sono agli arresti per un reato molto grave, quello di associazione mafiosa'». Il riferimento - continua il giudice Parasporo - è alla iniziativa di chiedere lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.

(con fonte Askanews)