15 aprile 2021
Aggiornato 10:00
Il tema era inevitabile

Renzi tira dritto: «Niente scheletri nell'armadio»

«Chi parla di favoritismo sta insultando persone perbene». Nonostante le accuse sui legami tra la sua famiglia e l'ex presidente di Banca Etruria (la stessa in cui ha lavorato il papà della Boschi), Matteo Renzi nega ogni responsabilità e anzi promette di contrattaccare con il pugno pesante verso chi ha portato i risparmiatori a perdere soldi.

FIRENZE - Il tema era inevitabile e Matteo Renzi, dal palco della Leopolda, ne parla quasi per una ventina di minuti: il dl banche, la protesta degli obbligazionisti, il caso Boschi che permea di accuse, attacchi e silenzi tutti e tre i giorni della kermesse fiorentina. Il premier ribatte punto su punto ma, come dice lui, senza cedere a chi «sfoga con allusioni le proprie frustrazioni personali».
Difatti difende la posizione del governo e la decisione di fare il famoso decreto altrimenti «quattro banche avrebbero chiuso» mettendo nei guai correntisti e lavoratori, «avremmo un milione di conti correnti chiusi». E difende il ministro del suo governo, Maria Elena Boschi - dalla quale ieri Renzi, comparso una sola volta sul palco, si era tenuto pubblicamente a distanza - che comunque nomina una sola volta, a discorso finito, tra i saluti agli organizzatori della manifestazione.

Quel decreto lo rifarei domattina
Primo. «Potete dirci tutto - attacca Renzi - ma non che ci sono favoritismi in questo governo, quel decreto lo rifarei domattina» e «chi parla di favoritismi sta insultando persone perbene». Secondo. «Non abbiamo scheletri nell'armadio, diciamo sì alla commissione di inchiesta», ribadisce il premier, «siamo stati noi a fare il decreto». Terzo. «Chi pensa di strumentalizzare la vita delle persone deve fare pace con se stesso - dice - ma chi pensa di strumentalizzare la morte mi fa schifo».

Padoan: Chi ha sbagliato pagherà
La linea è quella illustrata nel dettaglio tecnico dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, protagonista del «question time» e che proprio alla Leopolda incontra una delegazione di quattro obbligazionisti: «Chi ha truffato sarà individuato, e chi ha sbagliato pagherà. Non ci sono mai stati intoccabili» assicura Renzi bollando come «polemiche autoreferenziali» quelle sul dl salva-banche. Lo stesso Padoan parla di «responsabilità diffuse» che andranno «valutate».

Papà Renzi & Papà Boschi, tutti Banca Etruria e famiglia
Infine Renzi parla di un padre. Non è il padre del ministro Boschi - come forse qualcuno si sarebbe aspettato - ma il suo. Tiziano Renzi, destinatario di un avviso di garanzia «15 mesi fa, da allora due volte la Procura ha chiesto di archiviare. Ora passerà il secondo Natale da indagato». Ma, attenzione, avverte Renzi «io non dirò mai mezza parola contro i magistrati», «sono fiero del loro lavoro e onorato che studino con attenzione tutte le vicende». Ce n'è anche per il «Fatto quotidiano» - mai nominato però - oggi distribuito gratuitamente da alcuni strilloni davanti alla stazione Leopolda. Il giornale diretto da Marco Travaglio apre la prima pagina con il titolo «Papà Renzi & Papà Boschi, tutti Banca Etruria e famiglia». Dalla Leopolda Renzi risponde: «Non ci faremo cambiare l'umore e la giornata dal titolo di un giornale», «noi cambiamo Italia con un sorriso».